Venezuela

Bandiera Venezuela

Capitale Caracas
Abitanti 28.979.857
Estensione  Kmq 916.445 
Valuta Bolívar venezuelano forte  VEF 7,63924=1€
Fuso orario -5h30’, -6h30’ se ora legale in Italia
Elettricità 120 V, presa AB
Lingua Spagnolo
Aeroporti  Caracas CCS, Porlamar PMV, Puerto Ordaz PZO, Maracaibo MAR, Barquisimeto BRM, Las Piedras LSP, Ciudad Bolívar CBL, Mérida MRD, Barcelona BLA, Valencia VLN

Città principali

Caracas: capitale del Venezuela, è la città più grande del Paese, dove convivono grassa opulenza e assoluta povertà. L’esiguità della zona pianeggiante è diventata oggetto di una sfrenata speculazione edilizia, che ha portato alla proliferazione dei grattacieli, mentre tutt’attorno, sui versanti dirupati, si è formata una cintura discontinua di ranchos, che accolgono ormai varie centinaia di migliaia di immigrati, in miserabili condizioni igieniche e di sottoalimentazione. Caracas è conosciuta come la città dell’eterna primavera per la salubrità del suo clima, moderatamente umido e mite tutto l’anno (la temperatura media è di 18 °C in inverno e di 21 °C in estate). Qui si possono trovare i migliori alberghi e la più grande varietà di ristoranti, centri culturali, musei ed edifici storici. Tre sono i punti di maggiore interesse per il turista: piazza Bolívar, La Parque Central e La Sabana Grande. Intorno a piazza Bolívar ci sono i più importanti edifici storici come la cattedrale e la casa natale di Simón Bolívar. La Parque Central è caratterizzata da un’architettura futurista con teatri, musei e gallerie d’arte. Il quartiere della Sabana Grande è famoso per i negozi, le caffetterie e i ristoranti. Molti anche i parchi e i giardini botanici e zoologici. La vita notturna è frizzante e si concentra nei quartieri di Las Mercedes e Altamira. Verso nord, grandi arterie e veloci autostrade collegano il centro di Caracas alle località in riva al mare: Maiquetìa, sede dell’aeroporto internazionale La Guaira, con il porto, uno dei principali sbocchi marittimi del Paese, e le stazioni balneari di Macuto, Naiguata e Catia-la-Mar.

Cumaná: capitale dello Stato di Sucre, sorge a 300 km a est di Caracas presso la foce del fiume Manzanares nel mar delle Antille. Fondata nel 1520 col nome di Nueva Córdoba (che mantenne fino al 1569), è la più antica città del Venezuela e dell’America Meridionale. Ha una piacevole architettura coloniale.

Maracaibo: capitale dello Stato di Zulia, a 500 km a ovest di Caracas, situata sulla sponda occidentale dello stretto braccio di mare che collega il lago di Maracaibo al golfo di Venezuela (mar delle Antille), è la seconda metropoli del Paese dopo Caracas. Si sviluppò rapidamente con la scoperta (1918) e lo sfruttamento dei ricchissimi giacimenti di petrolio del lago di Maracaibo in una zona umida con una temperatura media di 30 °C. È una delle poche città dove è ancora possibile incontrare gli amerindi.

Mérida: posta a 1.641 m sul versante nordoccidentale della Sierra Nevada de Mérida, è conosciuta per le sue università e per l’osservatorio nazionale, al secondo posto nel mondo. Mérida è anche un’ottima base per le escursioni nelle Ande.

Porlamar: nello Stato di Nueva Esparta, è la città più grande e moderna dell’isola Margarita. Oltre alle belle spiagge, non mancano alberghi e ristoranti immersi in una vecchia atmosfera coloniale.

Puerto la Cruz: nello Stato di Anzoátegui, è una città giovane e in piena espansione. Meta turistica per eccellenza, costituisce l’accesso all’isola Margarita, uno dei punti di villeggiatura balneare prediletto.

Valencia: capitale dello Stato di Carabobo, è la terza città del Paese per numero di abitanti. Situata a 120 km a ovest di Caracas, presso la sponda occidentale del lago omonimo, è piuttosto estranea alle rotte turistiche tradizionali, ma non per questo meno interessante.

Luoghi di interesse

Cascata Angel: una meta che non si può perdere, nel massiccio della Guayana (Stato di Bolívar), all’interno del parco nazionale di Canaima, a circa un’ora di volo da Puerto Ordaz. Considerata la cascata più alta del mondo (972 m; secondo altri 979 m), forma un unico salto sul fiume Churùn, subaffluente del Caroní. Scoperta dallo spagnolo Félix Cardona Puig nel 1926, fu studiata nel 1937 dallo statunitense Jimmy Angel, dal quale prese il nome.

Los Roques: l’arcipelago copre una superficie di 221.120 ha: è formato da piccole isole con spiagge bianche e mari cristallini, luogo ideale per chi ama praticare l’osservazione dei fondali marini.

Sierra Nevada de Mérida: a un’ora di volo da Caracas, è la meta ideale per l’alpinismo, il ciclismo e le escursioni. La montagna più alta è il Pico Bolívar (5.007 m), coperto di neve da luglio a settembre.

Delta dell’Orinoco: è il secondo per grandezza dopo il Rio delle Amazzoni.

Grotta del Guacharo: è la grotta più grande del Paese, che prende il nome dall’uccello notturno che la abita, unico nel suo genere.

El Teleferico: nello Stato del Mérida, è la teleferica più alta del mondo, che assicura il brivido di una corsa a 4.765 m di altezza.

 

Il Venezuela ha un clima tropicale, generalmente contraddistinto da una stagione piovosa, (da maggio a ottobre) e una secca (da novembre ad aprile). Le precipitazioni sono molto variabili e vanno dai 300–400 mm (o ancor meno) di alcune zone della fascia costiera dello Stato Falcón agli oltre 2000 millimetri di alcune zone dell’Amazzonia venezuelana, a Sud del paese. Il caldo è spesso mitigato dall’altitudine: Caracas, a quasi 1000 metri s.l.m., presenta temperature medie annue, pari a 27 °C circa, ma di 6-7 °C inferiori a Maracaibo, che invece si trova sul livello del mare. Nelle Ande venezuelane si registrano le medie minime: la città di Mérida, sita a oltre 1600 metri s.l.m., ha una temperatura media annua di circa 18-19 °C. Ci sono alcune vette delle Ande ricoperte da ghiacciai e nevi perenni.

Passaporto con validità residua di almeno 6 mesi dalla data di arrivo nel Paese. Visto d’ingresso non necessario per motivi turistici per un periodo massimo di 90 giorni di permanenza nel Paese e con possibilità di proroga di ulteriori 3 mesi.

Nessuna vaccinazione obbligatoria. Si fa presente che alcuni Paesi (es. Brasile, Panama) richiedono ai viaggiatori provenienti dal Venezuela il certificato di vaccinazione contro la febbre gialla. Si consiglia pertanto di informarsi presso le Rappresentanze Diplomatico/Consolari dei Paesi che si intendono visitare dopo essere stati in Venezuela.

Patente internazionale.

Abitato dagli indi caribi e aruachi, raggiunto da C. Colombo nel suo terzo viaggio (1498), il Venezuela fu oggetto di un fallito tentativo di colonizzazione da parte dei banchieri Welser di Augusta, cui Carlo V aveva concesso nel 1528 diritti di esplorazione e amministrazione. Revocata la concessione (1546), ebbe inizio la colonizzazione spagnola: lo sviluppo economico fu perseguito sfruttando dapprima manodopera servile indigena, quindi africana; quest’ultima fu utilizzata nelle piantagioni costiere di zucchero, cacao, tabacco e, successivamente, caffè, impiantate a partire dal 17° sec. e principale fonte di ricchezza insieme al bestiame, allevato negli immensi llanos dell’interno. Dapprima dipendente dall’audiencia di Santo Domingo, il Venezuela fu trasformato in Capitanía general nel 1731 e in seguito ricompreso nel vicereame della Nueva Granada. Tra i bianchi, gli spagnoli (1,3%) detenevano il monopolio delle principali cariche civili, ecclesiastiche e militari, nonché del commercio interatlantico, mentre i più ricchi proprietari terrieri e piantatori erano creoli (bianchi nati in America). La crisi della dinastia borbonica seguita all’occupazione francese della Spagna (1808) spinse i creoli alla ribellione: nell’aprile 1810 essi rovesciarono le autorità spagnole di Caracas e costituirono una giunta provvisoria di governo; nel 1811 venne proclamata l’indipendenza e fu redatta una Costituzione, che limitava in base al censo il godimento dei diritti politici e manteneva in vita la schiavitù, ma l’anno successivo la reazione realista ebbe la meglio. Furono necessari quasi dieci anni di lotta senza quartiere perché i creoli del Venezuela, guidati da S. Bolívar, riuscissero infine ad affrancarsi dal dominio spagnolo. L’indipendenza sancì la conquista del potere politico da parte dei grandi proprietari terrieri, che mantennero in vigore la schiavitù (solo la tratta era stata abolita nel 1811). Inoltre, la Costituzione del 1821 della Repubblica della Gran Colombia, di cui il Venezuela era entrato a far parte dal 1819, negò nuovamente ai neri liberi e agli indios il diritto di voto. Preannunciata nel 1826 dalla ribellione di J.A. Páez, la separazione dalla Gran Colombia, proclamata nel 1829, fu ufficializzata nel 1830. Primo presidente della Repubblica fu Páez, che governò di fatto il Paese sino al 1847.

L’iniziale predominio del Partito conservatore fu seguito dall’ascesa del Partito liberale, federalista, espressione dei piccoli e medi proprietari, durante le presidenze dei fratelli J.T. Monagas (1847-51; 1855-58) e J.G. Monagas (1851-55) che, nonostante misure quali l’abolizione della schiavitù (1854) governarono con metodi dittatoriali e nel 1858 furono rovesciati da conservatori e liberali. Questi si divisero subito dopo sul tema del federalismo: la sanguinosa guerra civile che seguì (1858-63) fu vinta dai primi, che elessero presidente J.C. Falcón e diedero vita agli Stati Uniti del Venezuela. I conservatori ripresero però il potere con le armi nel 1868, per cederlo nuovamente ai liberali, sollevatisi nel 1870 al comando di A. Guzmán Blanco. Arbitro della politica venezuelana sino al 1888, quest’ultimo modificò più volte l’assetto costituzionale dello Stato, pacificò le fazioni in lotta e riuscì a imporsi sui potenti caudillos locali. Gli anni successivi furono segnati da una ripresa delle lotte intestine. Nell’ott. 1899, C. de Castro conquistò il potere con un’insurrezione armata; il suo governo riuscì a dominare le spinte centrifughe dalle province, ma non seppe evitare difficoltà in politica estera. Nel 1908 J.V. Gómez instaurò un governo dittatoriale durato 27 anni, che portò a termine il processo di rafforzamento dell’autorità centrale. Ancora una volta la stabilità attirò gli investimenti dall’estero, concentrati nel settore estrattivo dopo la scoperta di enormi giacimenti petroliferi (1922). La ricchezza prodotta dal petrolio non fu però equamente distribuita e la maggior parte degli abitanti delle campagne continuò a vivere in condizioni di assoluta povertà. Il successore di Gómez, E. López Contreras (1935-41), ripristinò le libertà civili, salvo sospenderle nuovamente dopo l’affermazione dei partiti di sinistra nelle elezioni del 1937. Proseguita dal nuovo presidente I. Medina Angarita, la tradizionale politica conservatrice e autoritaria fu interrotta nell’ott. 1945 dal golpe di alcuni ufficiali dell’esercito legati alla progressista Acción democrática (AD).

Una giunta civico-militare presieduta da R. Betancourt avviò una serie di riforme sociali, promulgò una Costituzione di matrice democratica (1947) e rivide la politica petrolifera nazionale per assicurare allo Stato almeno il 50% degli introiti. I conservatori e l’ala più reazionaria delle forze armate reagirono instaurando una giunta militare che si trasformò dal 1952 nella dittatura personale del colonnello M. Pérez Jiménez, rovesciato nel 1958 dai militari, che un anno dopo restituirono il potere ai civili. Aggiudicatesi le elezioni, Betancourt promulgò una nuova Costituzione (1961) e avviò alcune moderate riforme. Le consultazioni del dic. 1968 furono vinte dal social-cristiano R. Caldera Rodríguez, che non si discostò troppo dai suoi predecessori. AD tornò al potere con C.A. Pérez Rodríguez (1974-79), la cui amministrazione beneficiò dell’aumento del prezzo internazionale del petrolio, consentendo una politica moderatamente progressista, culminata nella nazionalizzazione delle industrie del ferro (1975) e del petrolio (1976). A partire dal 1980 le condizioni economiche peggiorarono; la crisi fu affrontata dal governo del social-cristiano L. Herrera Campins (1979-84) e da quello di J. Lusinchi di AD (1984-89) con impopolari quanto inefficaci misure di austerità, mentre nel Paese riprendevano la protesta sociale e la minaccia del terrorismo di sinistra. Nel 1989 tornò alla presidenza Pérez con un programma economico ispirato al più intransigente liberismo, che causò lo scoppio di violente manifestazioni di protesta, duramente represse da polizia ed esercito. Accusato di appropriazione indebita, nel 1993 Pérez fu sospeso dall’incarico. Le successive elezioni furono vinte dall’ex presidente Caldera Rodríguez, il cui mandato fu caratterizzato da una forte instabilità sociale e da una grave crisi finanziaria. Nel 1998 divenne presidente il leader populista H. Chávez Frías, fondatore del Movimiento V República (MVR). Come prima misura l’Assemblea nazionale, strumento principale per l’attuazione della «rivoluzione pacifica» di Chávez, istituì una commissione con il compito di destituire i giudici corrotti ed emanò un nuovo regolamento del potere legislativo che sospendeva i poteri del Congresso. Unreferendum nel 1999 approvò una nuova Costituzione che proclamò la nascita della Repubblica bolivariana del Venezuela. Venne soppresso il Senato e si incrementò il controllo da parte dello Stato delle risorse petrolifere; al presidente fu riconosciuta la possibilità di restare in carica per due mandati successivi di 6 anni ciascuno. Le elezioni presidenziali del 2000 fecero registrare un nuovo successo di Chávez e, mentre nel Paese si moltiplicavano gli scioperi, l’Assemblea nazionale concedeva al presidente nuovi poteri speciali. In un clima di forte scontro politico e sociale, nell’apr. 2002 un effimero colpo di Stato civile-militare rovesciò per poco più di 48 ore il presidente. Tornato al potere, Chávez riconquistò l’appoggio delle classi più povere e nel dic. 2006 fu rieletto con oltre il 60% dei consensi. Poco dopo annunciò un nuovo piano di nazionalizzazioni nel campo dell’energia e delle telecomunicazioni, ottenendo poteri straordinari dal Parlamento. Nel 2009 è stato abrogato per via referendaria il limite posto dalla Costituzione alla rielezione del presidente e di altre cariche istituzionali. Nelle elezioni parlamentari del 2010 il partito di Chávez ha ottenuto la maggioranza, ma non quella qualificata di due terzi necessaria per approvare alcuni tipi di riforme.

Molte zone (barrios o ranchos) delle principali città, compresa Caracas e l’isola Margarita, sono soggette a frequenti atti di micro-criminalità e quindi ritenute pericolose, presentando precarie condizioni di sicurezza, soprattutto nelle ore notturne. Tutte le zone di frontiera con la Colombia ed in particolare gli Stati di Apure, Tachira e Zulia sono interessate da preoccupanti fenomeni di criminalità legati spesso al narcotraffico organizzato. Il sequestro di persona a scopo di estorsione è prassi diffusa in pressoché tutto il territorio nazionale. Si consiglia inoltre di adottare la massima cautela durante le escursioni nei mari caraibici, in quanto sono stati segnalati atti di pirateria a danno di diportisti nelle acque delle isole prospicienti il Venezuela.

Le informazioni ivi contenute hanno puro carattere informativo, non si risponde di eventuali inesattezze e si invita a consultare gli aggiornamenti tramite le competenti autorità. Queste informazioni sono state realizzate attingendo: alla pagina dei tassi di cambio giornalieri comunicati dalla Banca d’Italia alla data del 31 dicembre 2014 per la valuta;  agli standard elettrici nel mondo pubblicati su Wikipedia per elettricità e prese;  alle informazioni inerenti capitale, abitanti, estensione, fuso orario, lingua,  documenti d’accesso, indicazioni sanitarie, patente automezzi, indicazioni speciali, contenute sul sito della Farnesina www.viaggiaresicuri.it nelle date comprese tra il 10 novembre e il 30 dicembre 2014.

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