Uruguay

Bandiera Uruguay

 

Capitale Montevideo
Abitanti 3.251.526
Estensione  Kmq 176.215 
Valuta Peso uruguaiano  UYU 29,5864=1€
Fuso orario La differenza oraria con l’Italia varia da -3h a -5h a seconda dei tempi d’introduzione dell’ora legale e/o di ristabilimento dell’ora solare in Uruguay o in Italia. Indicativamente, -3h da fine ottobre a inizio marzo, -5h da fine marzo a inizio ottobre, -5h nelle poche settimane intermedie.
Elettricità  220 V, presa CFIL
Lingua Spagnolo
Aeroporti  Montevideo MVD, Punta del Este PDP, Rivera RVY, Salto STY

Città principali

Montevideo: capitale estesa e densamente abitata, dal traffico congestionato; città pittoresca con numerosi edifici in stile coloniale e liberty, vasti parchi e viali alberati, edificata nel 1726 in una suggestiva baia della riva settentrionale del Rio de la Plata. La Ciudad Vieja è la parte più antica della città, costruita su una penisola vicino al porto. Vi si trovano il Mercado del Puerto, il Palacio Salvo, il Teatro Solís, la Iglesia Matriz, l’edificio pubblico più antico di tutta la città (1799), la Casa Garibaldi. Nel quartiere Sur y Palermo si può ascoltare la musica candombe. Da non perdere anche gli spettacoli di tango. In cima al Cerro di Montevideo la Fortaleza con vista magnifica sulla baia.

Colonia (del Sacramento): sulla riva del Rio de la Plata di fronte a Buenos Aires, è una città spiccatamente coloniale, con strette stradine di ciottoli: fra le più pittoresche Calle de los Suspiros. Da vedere il Museo Portugués, l’Iglesia Matriz.

Colonia Suiza: fondata da immigrati svizzeri, conserva ancora un’atmosfera europea; qui si trova il più antico hotel dell’Uruguay, il Granja Hotel Suizo. È famosa per la produzione di formaggio.

Maldonado: conserva ancora alcuni edifici coloniali, quali il Cuartel Dragones y de Blandengues, una caserma in pietra, e nella Plaza de la Torre del Vigia un’antica torre di guardia. Anche qui si possono praticare tutti gli sport acquatici, dal surf alla pesca sportiva.

Luoghi di interesse

Piriapolis: sulla Costa de Oro, località in stile belle époque immersa in un paesaggio naturale spettacolare.

Isla Gorriti: spiagge ancora più incantevoli di quelle di Punta del Este e i resti di una fortificazione del XVIII secolo.

Punta del Este: all’estremo sud del Paese, è una delle località più alla moda ed esclusive del Sud America: un concentrato di yacht, club di pesca, campi da golf, casinò, incantevoli residenze estive e spiagge da favola.

Isla de Lobos: riserva naturale dove vive una estesa colonia di leoni marini.

Aguas Dulces: delizioso villaggio di pescatori, con ottimo pesce e i saporitissimi frutti della palma butía.

Punta del Diablo: villaggio famoso, oltre che per la bellezza del luogo, anche per le sue frittelle di alghe.

Cabo Polonio: circondato da un’immensa distesa di dune mobili (monumento nazionale).

Terme di Arapey: il più importante centro termale del Paese. Da ricordare anche le Terme del Dayman, quelle di Almiron e di Guaviyu.

 

Nella parte settentrionale del paese il clima è subtropicale mentre a sud è temperato offrendo condizioni meteorologiche simili a quelle di Italia e Spagna. La temperatura media annua è pari a 17,5 °C. Il mese più caldo è gennaio con una temperatura media di 21 °C mentre quello più freddo è giugno (media di 6 °C). Le precipitazioni sono distribuite nell’anno e vanno da una media di 1000 mm/anno fino ai 1400 mm/anno nella parte settentrionale del paese. Il semestre invernale è solitamente più asciutto di quello estivo, il mese più piovoso è marzo. In inverno sono frequenti intensi venti freddi da sud-ovest, chiamati Pamperos, che colpiscono l’area costiera.

Passaporto in corso di validità. Visto d’ingresso non richiesto per turismo, fino a 90 giorni di permanenza nel Paese.

Vaccinazione obbligatoria per la febbre gialla, se si proviene da un Paese dove la febbre gialla è a rischio trasmissione. Nonostante l’acqua di Montevideo e dei principali centri turistici sia potabile, è preferibile l’uso dell’acqua minerale imbottigliata. Sono sconsigliati i bagni nelle spiagge della capitale.

Patente italiana.

Popolata da indi charrúa, visitata per la prima volta dallo spagnolo J. Díaz de Solís nel 1516, la regione posta tra l’Atlantico e la riva orientale del fiume Uruguay (chiamata per questo motivo dagli spagnoli Banda oriental) per molti anni non conobbe seri tentativi di colonizzazione. Durante il 17° sec. nel territorio, ricompreso nella provincia del Rio della Plata, fu introdotto l’allevamento di bovini e ovini; con la fondazione di Colonia del Sacramento da parte dei portoghesi (1680), la Banda oriental divenne oggetto di contesa tra questi e gli spagnoli, che nel 1726 crearono il presidio di Montevideo e con la Pace di San Ildefonso (1777) videro riconosciuta la propria sovranità sulla regione. Parte del vicereame del Rio della Plata, la Banda oriental fu sottoposta amministrativamente a Buenos Aires, nei confronti della quale sorsero presto dei motivi di risentimento; anche per questo la provincia rimase inizialmente fedele alla Spagna quando Buenos Aires depose il viceré e istituì un’autonoma giunta di governo (maggio 1810). Nel febbraio 1811 un movimento indipendentista sostenuto da Buenos Aires e guidato da J.G. Artigas promosse un’insurrezione antispagnola; ben presto però gli insorti furono costretti a combattere non solo contro i realisti, asserragliati a Montevideo, ma anche contro i portoghesi e contro le stesse truppe di Buenos Aires, che considerava la Banda oriental una sua provincia e rifiutava i principi federalisti propugnati da Artigas. Riuscito a imporre la sua autorità sull’intero territorio orientale solo al principio del 1815, Artigas aprì i porti ai commercianti stranieri e distribuì le terre sottratte ai realisti ai suoi soldati. Un nuovo intervento portoghese lo costrinse però a una difficile guerriglia e nel 1821 la Banda oriental fu incorporata all’impero portoghese con il nome di Estado Cisplatino, divenendo l’anno seguente una provincia del Brasile indipendente. Nel 1825 J.A. Lavalleja alla testa di pochi uomini entrò in territorio orientale e riuscì a sconfiggere i brasiliani e a proclamare l’adesione della regione alle Province unite del Rio della Plata; ne seguì un conflitto tra queste e il Brasile, risolto con la nascita di uno Stato cuscinetto tra i due potenti vicini, la República oriental del Uruguay. I primi anni di vita dell’Uruguay indipendente furono caratterizzati dal contrasto tra i caudillos J.F. Rivera (liberale, esponente del ceto mercantile e dell’alta burocrazia urbana, presidente nel 1830-35) e M. Oribe (conservatore, espressione dei grandi proprietari terrieri e allevatori dell’interno, presidente nel 1835-38), i cui seguaci furono detti rispettivamente colorados e blancos. La rivalità fra i due sfociò in una guerra (1838-51), cui parteciparono anche l’Argentina, a sostegno di Oribe, e Brasile, Francia e Gran Bretagna, schierati con Rivera. Conclusa con la vittoria dei colorados, la guerra lasciò il Paese in condizioni economiche disastrose. Nel 1865 Brasile e Argentina aiutarono nella conquista del potere il colorado V. Flores in cambio dell’entrata in guerra dell’Uruguay contro il Paraguay (1865-70). I presidenti che dal 1868 succedettero a Flores, tutti espressi dal Partido colorado (PC), non seppero impedire la crescente influenza sulla vita pubblica di alcuni caudillos provinciali, alle cui violenze pose fine nel 1875 con un colpo di Stato l’esercito, che rimase al potere sino al 1890.

Nel periodo di governo dei colorados seguito alla parentesi militare si verificò una graduale ascesa dei ceti medi, delle cui esigenze si fece portatrice la corrente del PC che faceva capo a J. Batlle y Ordóñez, presidente nel 1903-07 e nel 1911-15. Questi promosse numerose riforme che fecero dell’Uruguay uno dei Paesi più avanzati del continente americano, lo svincolarono parzialmente dalla tutela economica britannica e tolsero parte del potere all’oligarchia allevatrice, finanziaria e commerciale. Nel 1919 una nuova Costituzione introdusse il suffragio universale e attenuò il tradizionale presidenzialismo. Con la Prima guerra mondiale, nella quale si schierò a fianco degli Alleati, l’Uruguay conobbe una fase di grande espansione economica, ma la crisi del 1929 determinò grandi difficoltà, accompagnate da una svolta autoritaria: nel 1933 G. Terra, presidente dal 1931, assunse la dittatura provvisoria. Proseguita con A. Baldomir (1938-43), la parentesi autoritaria terminò con la presidenza di J.H. Amézaga (1943-48), che nel 1945 ruppe le relazioni con la Germania e il Giappone. Dopo la Seconda guerra mondiale il Paese conobbe una fase di sviluppo e di stabilità, cui alla metà degli anni Cinquanta seguì un periodo di recessione. Nel 1958 salirono al governo i blancos (o Partido nacional, PN). Di fronte al perdurare della crisi, dilagarono gli scioperi che continuarono anche dopo il ritorno del PC al governo nel 1966. Il degrado delle condizioni di vita favorì la crescita del movimento di guerriglia urbana dei tupamaros e nel 1972 il nuovo presidente M. Bordaberry decretò lo «stato di guerra interna», affidando all’esercito la lotta ai Tupamaros. Nel 1973 fu instaurato un regime militare, che nel 1976 sostituì Bordaberry con A. Méndez. La dittatura diede all’Uruguay il triste primato mondiale della più alta percentuale di prigionieri politici in rapporto alla popolazione, mentre le condizioni economiche peggioravano ulteriormente. Il ritorno alla democrazia si ebbe con le elezioni del 1984, vinte dal colorado J.M. Sanguinetti, che dovette affrontare il difficile nodo della riconciliazione nazionale. Gli scarsi risultati colti dal PC in politica economica favorirono nel 1989 la vittoria del blanco L.A. Lacalle, ma nel 1994 si ebbe il ritorno alla presidenza di Sanguinetti. Le elezioni sancirono anche la fine del monopolio politico dei partiti tradizionali e l’affermarsi all’opposizione delle forze di sinistra, presentatesi sotto la denominazione di Encuentro progresista (EP).

La crescita delle forze di opposizione emerse clamorosamente nelle elezioni del 1999, quando il Frente amplio-Encuentro progresista divenne il primo partito sia alla Camera sia al Senato. Nelle contemporanee presidenziali il candidato delle sinistre T.R. Vázquez Rosas fu però sconfitto nel ballottaggio dal candidato colorado J. Battle. Tra il 2001 e il 2002 il Paese conobbe una nuova crisi economica legata al tracollo dell’economia argentina e le elezioni del 2004 videro l’affermazione delle sinistre: Vázquez Rosas divenne presidente con un programma basato sulla difesa del welfare e sull’inversione dell’indirizzo liberista degli anni precedenti. Nel 2010 gli è subentrato l’ex guerrigliero tupamaro J. Mujica.

 

SCONSIGLIATI, nella capitale, i quartieri “Borro” (nella periferia nord della capitale), “Cerro Nord” e “Casabó” (nella periferia ovest), “Cuarenta Semanas” (nella periferia nord-ovest), “Euskal Erría” (nella periferia est), considerati “zona rossa” in quanto spesso teatro di gravi fatti di cronaca e difficilmente accessibili alle stesse Forze di Polizia.

Le informazioni ivi contenute hanno puro carattere informativo, non si risponde di eventuali inesattezze e si invita a consultare gli aggiornamenti tramite le competenti autorità. Queste informazioni sono state realizzate attingendo: alla pagina dei tassi di cambio giornalieri comunicati dalla Banca d’Italia alla data del 31 dicembre 2014 per la valuta;  agli standard elettrici nel mondo pubblicati su Wikipedia per elettricità e prese;  alle informazioni inerenti capitale, abitanti, estensione, fuso orario, lingua,  documenti d’accesso, indicazioni sanitarie, patente automezzi, indicazioni speciali, contenute sul sito della Farnesina www.viaggiaresicuri.it nelle date comprese tra il 10 novembre e il 30 dicembre 2014.

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