Perù

Bandiera Perù

Capitale Lima
Abitanti 30.475.144
Estensione  Kmq 1.285.220 
Valuta Nuevo sol peruviano  PEN 3,63265=1€
Fuso orario -6h, -7h se ora legale in Italia
Elettricità  220 V, presa ABCFL
Lingua Spagnolo, quechua, aymara
Aeroporti  Lima LIM, Cuzco CUZ, Arequipa AQP, Iquitos IQT, Piura PIU, Tarapoto TPP, Pucallpa PCL, Trujillo TRU, Juliaca JUL, Tacna TCQ
 

Lima

La capitale del Perù è un’enorme metropoli in riva all’Oceano Pacifico sulla costa centrale del Paese. Sebbene la maggior parte dei suoi abitanti viva sotto la soglia di povertà, la città è ricca di molte interessanti attrazioni. La popolazione locale è molto espansiva e nella zona coloniale si possono trovare straordinarie architetture, numerosi musei e persino uno zoo. Il centro coloniale di Lima è l’attrazione più famosa con I suoi animati caffè, le piazze e I mercati che creano un’atmosfera magica sia durante il giorno, sia durante la notte.

Arequipa

Posizionata nell’estremo sud del Perù, a circa 100 miglia dalla città costiera di Mollenda, Arequipa, la ‘Città Bianca’, è nota per I suoi profondissimi canyon e le sue montagne maestose. Qui si trova il Cocla Canyon, il canyon più profondo del mondo. La città offre diverse attrazioni incluso interessanti costruzioni di roccia vulcanica (sillar). Il Convento de Santa Catalina è uno degli edifici più fotografati del Perù e la principale costruzione coloniale religiosa.

Cuzco

Cuzco si trova a nord di Arequipa ed è riconosciuto universalmente come un importante sito archeologico, il più importante del Sud America, e quello abitato da più tempo e da più popolazioni. In tutta la città si riscontra l’influenza Inca, l’influenza Quechua nel massiccio muro di pietre e quella coloniale nella cattedrale e nella chiesa La Merced.

Huaraz

Huaraz è il punto di partenza per le arrampicate, I trekking e le vacanze con lo zaino in spalla in Perù. La città si trova nei pressi delle meravigliose montagne e dei stupendi laghi delle Ande. Nella regione si trovano anche sorgenti di acqua calda e resti archeologici soprattutto a Chavín de Huántar. La città è un comodo campo base poiché offre un elevato numero di hotel e ristoranti.

Iquitos

Iquitos è la porta di accesso all’Amazzonia dal Perù e la giungla più estesa del Paese. Si trova a nord est, non troppo lontano dal confine brasiliano e la si può raggiungere ancora solo in aereo o in barca. Sebbene l’economia cittadina si sia sempre basata principalmente sull’esportazione di olio e gomma, al momento il turismo è una grande fonte di reddito e le escursioni nella giungla sono un’attrazione estremamente popolare.

Machu Picchu

A nord est di Cuzco sorge il luogo più affascinante del Perù: Machu Picchu, conosciuto anche come la ‘città perduta degli Incas’, l’antico villaggio inca arroccato sulla montagna che si può raggiungere percorrendo l’antico sentiero inca. Spesso colpito da piovaschi e fitte nebbie il momento migliore per visitarlo è l’alba, il tramonto o sotto la una piena.

Moray

Moray si trova nei pressi di Cuzco ed è un’altro interessante sito Inca. E’ costituito da una serie di terrazze ad anelli incastonate nel terreno in modo da formare una sorta di enorme anfiteatro. L’intera area è un esperimento dei popoli antichi per studiare nuove colture e la loro reazione ai differenti microclimi che si manifestano nei vari livelli dei gradini.

Puno e il lago Titicaca

Puno venne fondata nel XVII secolo in seguito alla scoperta di giacimenti di argento nella zona. Si trova sulle sponde del lago navigabile più in altitudine del mondo, il lago Titicaca, che segna I confini fra il Perù e la Bolivia. Questo incredibile lago blu si trova a 12.000 piedi di altitudine sul livello del mare ed è il lago più esteso del Sud America. Puno ha delle interessanti rovine e dispone di numerosi punti di osservazione panoramici sul lago. Il posto è frequentato da chi vuole fuggire dalle mete turistiche più affollate.

Trujillo

La città costiera di Trujillo risale al XV secolo ed è la terza città più grande del Perù. Nonostante ciò, conserva l’intimità di una piccola cittadina nella magnifica architettura coloniale, nella stupenda grand plaza e nell’interessante centro costellato da vecchie tenute. L’attrazione più famosa di Trujillo è il sito di reperti precolombiani che si trova nelle sue vicinanze, le rovine della cultura Chimú e la collezione di templi Moche. Il resort sulla spiaggia di Huanchaco, non lontano da Trujillo, è il posto ideale per I turisti interessati al surf e alla vita notturna.

 

 

 

 

A differenza di altri paesi vicini all’equatore, il Perù non ha un clima tropicale in tutte le sue regioni. Le alte montagne andine e la corrente di Humboldt determinano una grande diversità climatica tra le diverse regioni. La costa, fino ai 2000 m, ha un clima subtropicale arido, con temperature influenzate dalle correnti oceaniche; nonostante la latitudine tropicale infatti, sulla costa soffiano spesso i venti antartici della corrente di Humboldt, secca e fredda, il che determina una quasi assenza delle piogge sulla costa ed una temperatura più da zona temperata che da zona tropicale, con valori compresi tra 20 e 27 gradi e precipitazioni inferiori a 200 mm all’anno. Talvolta, El Niño porta correnti più calde e umide, soprattutto nella parte settentrionale della costa.

Nella sierra oltre i 1000 m il clima è temperato, le temperature si aggirano sui 20 gradi e le precipitazioni comprese tra 500 e 1200 mm all’anno. Al di sopra dei 3000 m le temperature si abbassano ulteriormente avvicinandosi ai 0 °C.

Nell’Amazzonia invece il clima è generalmente più caldo e piovoso, con temperature comprese tra i 25 e 30 °C e precipitazioni costantemente attorno ai 2000 mm all’anno.

 

Passaporto con validità residua di almeno 6 mesi al momento dell’arrivo nel Paese. Le Autorità di frontiera potrebbero chiedere di esibire il biglietto di andata e ritorno. Visto d’ingresso non necessario fino a 90 giorni di permanenza nel Paese.

Valutare vaccinazioni per febbre gialla, epatite di tipo A e B (endemiche nelle zone andino-amazzoniche).

Si fa presente che escursioni nella zona andina (Lago Titicaca (4.000 m. s.l.m.), Cuzco (3.200 m. s.l.m.), Machu-Picchu (2.800 m. s.l.m.), Huaraz (3.200 m. s.l.m.), potrebbero comportare per alcune persone disturbi dovuti all’altitudine e richiedere la somministrazione di ossigeno.

Patente italiana, valida per 30 giorni.

Il territorio del Perù odierno comprende la massima parte dell’area culturale in cui, nel corso di quasi tre millenni, si svilupparono le maggiori civiltà dell’America Meridionale, ultima delle quali fu l’estesissimo impero incaico fronteggiato e sconfitto dai conquistatori spagnoli nel 1532-36. Tra gli aspetti più caratteristici delle antiche civiltà peruviane vanno annoverati le grandi opere di terrazzamento e di canalizzazione per l’agricoltura intensiva, l’architettura monumentale, l’estesissima rete di strade, i tessuti di straordinaria qualità, le raffinate realizzazioni in ceramica policroma, l’arte dei metalli (rame, oro, argento e bronzo) e i centri oracolari meta di pellegrinaggi. Le prime tracce di popolamento umano risalgono al 15.000 a.C. circa, e riguardano gruppi di cacciatori-raccoglitori nomadi. A partire dal 5000 a.C. iniziò il lento processo di domesticazione delle piante che portò gradualmente al sorgere di comunità stanziali agricole lungo la costa e nelle vallate, mentre nell’area montuosa aveva luogo l’addomesticamento del lama e della cavia. Alla fine della fase preceramica (2000 a.C.) esistevano già centri stabili in cui si erigevano grandi tumuli e complessi cerimoniali (El Praiso, Aspero, La Galgada). Contemporaneamente alla comparsa della ceramica (1800-900 a.C.) si venne affermando il modello culturale che dominò il Perù durante l’Orizzonte antico (900-200 a.C.), caratterizzato da opere di irrigazione, importanti complessi religiosi e un’arte plastica, detta di Chavín. Con il Periodo intermedio antico (200 a.C.-500 d.C.) si registrano la comparsa dei metalli, grandi opere idrauliche e l’affermarsi di stili regionali. Sulle coste, da N a S, si svilupparono rispettivamente le culture Moche (cui appartiene tra l’altro una ricca produzione ceramica), di Lima e di Nazca. Contemporaneamente, sull’altopiano meridionale sorsero la civiltà di Recuay e Tiwanaku. In questo periodo comparve l’impiego del bronzo e sorsero città fortificate. L’Orizzonte medio (500-900) fu il periodo in cui si sviluppò nella zona di Ayacucho la cultura Huari, che assunse un forte carattere urbano e iniziò a espandersi in forma coercitiva in tutta l’area andina. Nacque e si sviluppò così il primo impero andino, che arrivò a controllare quella che successivamente sarebbe divenuta l’area iniziale dell’impero inca. Nel Periodo intermedio recente (900-1440) si sviluppò la cultura Chimú. La capitale Chanchan fu probabilmente la più grande città preispanica dell’America Meridionale: comprendeva 10 cittadelle, cinte ciascuna di alte mura ornate esternamente di bassorilievi e internamente di affreschi. Per quanto riguarda le arti, particolarmente pregevole fu l’artigianato dei metalli, mentre l’abbondantissima produzione ceramica non raggiunse più i vertici di quella mochica. L’Orizzonte recente (1440-1532) corrisponde all’evoluzione dell’impero inca, la cui irresistibile espansione iniziò dalla valle montana di Cuzco sotto il regno di Pachacúti e in pochi decenni travolse dapprima i colli del bacino del Titicaca, poi il regno di Chimú e i Cañarí a N, spingendosi a S fino al fiume Maule, in Cile.

La notizia dell’esistenza del Perù, diffusa a Panamá dopo la spedizione di Pascual de Andagoya (1522), spinse F. Pizarro, D. de Almagro e F. de Luque all’esplorazione della costa meridionale del Pacifico (1524). Raggiunta Tumbes nel 1527, Pizarro venne a conoscenza della guerra civile scoppiata nell’impero inca dopo che Huáscar, figlio e successore di Huayna Cápac, era stato spodestato dal fratellastro Atahualpa. Tornato in Spagna e autorizzato da Carlo V a conquistare il Perù (1529), Pizarro partì da Panamá nel 1531 e avanzò fino a Cajamarca dove catturò Atahualpa e ne decimò l’esercito (1532). Uccisi sia Huáscar, fautore della resistenza, sia Atahualpa, Pizarro s’impadronì di Cuzco e impose sul trono Manco Cápac II; questi, dapprima disposto a collaborare, di fronte a violenze e saccheggi perpetrati dagli spagnoli, approfittò dell’assenza di Pizarro e Almagro per assediare Cuzco (1536-37); costretto a ripiegare sulla Sierra, mantenne il controllo solo sulla regione di Vilcabamba. Mentre i confini della colonia si estendevano grazie alle spedizioni dei luogotenenti di Pizarro, scoppiarono contrasti tra i conquistadores: insoddisfatto dei compensi ottenuti, Almagro occupò Cuzco (1537), di cui rivendicava la giurisdizione; sconfitto e ucciso (1538), fu vendicato dal figlio, Diego el Mozo, che uccise Pizarro nel 1541. Desiderosa di sottoporre a maggior controllo la colonia, la Corona costituì nel 1542 il vicereame del Perù e l’audiencia di Lima. Il tentativo del viceré B. Nuñez Vela di applicare le Leyes nuevas, che vietavano la trasmissione ereditaria dell’encomienda, portò alla ribellione degli encomenderos guidati da G. Pizarro; questi fece assassinare il viceré, ma fu sconfitto dal presidente dell’audiencia, P. de la Gasca (1548). Le violenze che accompagnarono la conquista e le malattie arrivate dall’Europa causarono la decimazione della popolazione, che scese da 7 a 1,4 milioni di individui nel 1570; ciò indusse gli spagnoli a impiegare schiavi neri nelle aree agricole. L’organizzazione politico-amministrativa della colonia fu opera del viceré F. de Toledo (1565-81); ai capi indigeni (caciques) furono riconosciuti rango nobiliare e privilegi e fu affidato il compito di raccogliere il tributo dagli indios e di controllare il loro lavoro; fu introdotta la figura del corregidor che cumulava le funzioni di amministratore, poliziotto e giudice. Dopo la scoperta di giacimenti argentiferi a Potosí (1545) e di mercurio a Huancavelica (1563), il settore minerario divenne preponderante in Perù; per assicurare la manodopera, de Toledo ricorse alla mita: un settimo dei maschi tra i 18 e i 50 anni era obbligato a lavorare per un anno in miniera per un salario infimo. Altrettanto dure erano le condizioni di lavoro negli obrajes, in cui si producevano soprattutto tessuti in lana e cotone; in molti casi gli indios dovettero offrirsi volontariamente alle haciendas e agli obrajes per far fronte ai debiti contratti con i corregidores. Il regresso demografico degli indioscontinuò fino alla fine del 17° sec., mentre la recessione economica fu aggravata poi dalle riforme dei Borbone nel 18° sec.: la creazione dei vicereami di Nueva Granada e del Rio della Plata sottrasse al Perù i principali mercati di sbocco e approvvigionamento, oltre alle miniere più ricche nel territorio dell’audiencia di Charcas. Inoltre, la proclamazione della libertà di commercio tra i domini spagnoli (1778) pose fine al monopolio di Lima; lo sviluppo dell’economia di piantagione sul litorale e l’estendersi del sistema delle haciendas ai margini della Sierra aumentarono le tensioni etniche e sociali, sfociate in sanguinose rivolte con protagonisti neri, mulatti e indios: nel 1730 A. Calatayud attaccò Potosí ma fu sconfitto e decapitato; fallì la sommossa di Oruro (1737-39) per la restaurazione dell’impero incaico e l’abolizione della mita; nel 1742 J.S. Atahualpa occupò la giungla di Tarma e tenne testa alle truppe vicereali fino al 1761. La sollevazione più importante fu guidata da J.G. Condorcanqui, che assediò Cuzco alla testa di migliaia di indios; la rivolta proseguì fino al 1782, quando gli insorti furono respinti da La Paz.

L’indipendenza giunse infine dall’esterno a opera di J. de San Martín, che nel 1820 salpò dal porto cileno di Valparaíso alla testa di 4500 uomini. Il 28 luglio 1821 a Lima fu proclamata l’indipendenza. Assunti i pieni poteri e il titolo di protector, San Martín abolì la tratta degli schiavi, il tributo indigeno, la mita e ogni altra prestazione lavorativa forzata, e applicò una legislazione durissima contro gli spagnoli; inviso ai liberali locali per i suoi progetti monarchici e incapace di liberare definitivamente il Paese dai realisti, San Martín, dopo aver incontrato S. Bolívar a Guayaquil nel luglio 1822, gli lasciò campo libero e abbandonò il Perù. Giunto a Lima nel 1823 e assunti i pieni poteri, Bolívar organizzò un nuovo esercito che sconfisse gli spagnoli. Fallito il tentativo di creare una federazione delle Ande, comprendente Perù, Colombia e Bolivia (come decise di chiamarsi l’Alto Perù), nel 1826 Bolívar tornò in Colombia. Al termine della prolungata guerra di liberazione, un’élite di proprietari terrieri e alti funzionari creoli costituì la nuova classe dirigente, mentre il commercio internazionale e le attività imprenditoriali divennero competenza quasi esclusiva degli stranieri. Gliindios rimasero esclusi da qualsiasi progresso economico o sociale. Molti indiani della Sierra lasciarono le comunità per lavorare come peones nelle haciendas o come salariati giornalieri nelle piantagioni della costa, senza però integrarsi al resto della popolazione. Il Perù rimase alla mercé di caudillos locali, incapaci di imporre stabilmente la propria autorità; il generale A. Gamarra fu il solo, tra gli otto presidenti succedutisi tra il 1826 e il 1836, a completare il suo mandato. I conflitti territoriali con Bolivia, Cile e Colombia fecero subito da sfondo a una già forte instabilità politica del Paese, che si prolungò sino a buona parte del 20° sec., con ripetuti colpi di Stato.

Paese ricco di materie prime, il Perù fu già dall’indipendenza oggetto di interessi stranieri e contrasti sociali tra una maggioranza povera e una minoranza ricca. In questo contesto va situata la posizione dei militari, garanti di un ordine politico instaurato attraverso dittature di cui le ultime furono quella di J.V. Alvarado (1968-75) e F.M. Bermúdez (1975-80). Con la Costituzione del 1979, il Perù diede avvio a un complesso processo di democratizzazione, reso arduo dal perdurare di contraddizioni e problemi irrisolti. La povertà e le forti disuguaglianze sociali, un ingente debito estero, l’incombente presenza di un esercito potente, il radicamento di organizzazioni guerrigliere e terroristiche e gli enormi interessi legati al traffico della droga mettevano infatti a dura prova il cammino delle nuove istituzioni democratiche. Il ritorno al potere dei civili portò alla presidenza F. Belaúnde Terry (1980-85), leader di Azione popolare (AP), e A. García Pérez (1985-90), di Azione popolare rivoluzionaria americana (APRA). Entrambi dovettero lottare contro la crisi economica e la guerriglia maoista di Sendero Luminoso e del Movimiento revolucionario Túpac Amaru (MRTA). Espressione di queste difficoltà fu anche la vicenda politica che segnò la vita del Perù negli anni Novanta, legata all’ascesa, alla gestione del potere e alla caduta del presidente A. Fujimori, del movimento Cambio 90, eletto per la prima volta nel 1990. Fujimori varò una durissima manovra economica e avviò la privatizzazione delle principali imprese statali. Nel 1992, col sostegno dell’esercito, sciolse il Parlamento per presiedere un autoritario governo di emergenza. Il fenomeno del terrorismo, apparentemente debellato nel 1992 con la cattura dei capi di Sendero Luminoso e del MRTA, riprese nel corso del 1994. L’affermazione, ottenuta nelle elezioni del 1995, consentì a Fujimori di proseguire nel suo progetto di rafforzamento del potere esecutivo. Sul piano economico, i costi sociali della politica di liberalizzazioni di Fujimori sembrarono minarne la popolarità, già incrinata dagli scandali che avevano coinvolto alti funzionari governativi. Nel 1998, incurante delle sempre più numerose denunce per la violazione dei diritti umani avanzate da molte organizzazioni internazionali, Fujimori ottenne dal Parlamento la delega a emanare misure contro la criminalità che estendevano le leggi antiterrorismo a una numerosa serie di altri reati, ma soprattutto limitavano il potere dei tribunali civili ampliando quello dei tribunali militari. Sul piano internazionale, grazie alla mediazione di Argentina, Brasile, Cile e Stati Uniti, nel 1998 il Perù firmò un trattato di pace con l’Ecuador che, dopo 50 anni, risolveva il contenzioso riguardante la zona della Cordigliera del Condor. Le elezioni presidenziali del 2000, in un clima di forte mobilitazione, videro una contestata vittoria di Fujimori, che dovette però lasciare la presidenza e il Perù a seguito delle proteste popolari causate dalle accuse di brogli e corruzione. Le elezioni presidenziali del 2001 furono vinte da A. Toledo, del movimento Perú posible, primo capo di Stato di origine indigena. Egli lanciò un vasto piano di lotta contro la povertà, ma dovette fronteggiare una grave situazione economica e sociale, con ondate di scioperi e un ritorno all’azione dei guerriglieri di Sendero Luminoso. Al principio del 2005 le tensioni sfociarono in un tentativo di sollevazione militare nel Sud del Paese, presto soffocato. Le elezioni del 2006 videro il ritorno alla presidenza di García Pérez, promotore di un vasto progetto di modernizzazione.

SCONSIGLIATA la zona denominata VRAEM (Valle de los Rios Apurimac Ene e Mantaro), esterna ai normali percorsi turistici, è interessata da fenomeni residuali di narco-guerriglia.

Le informazioni ivi contenute hanno puro carattere informativo, non si risponde di eventuali inesattezze e si invita a consultare gli aggiornamenti tramite le competenti autorità. Queste informazioni sono state realizzate attingendo: alla pagina dei tassi di cambio giornalieri comunicati dalla Banca d’Italia alla data del 31 dicembre 2014 per la valuta;  agli standard elettrici nel mondo pubblicati su Wikipedia per elettricità e prese;  alle informazioni inerenti capitale, abitanti, estensione, fuso orario, lingua,  documenti d’accesso, indicazioni sanitarie, patente automezzi, indicazioni speciali, contenute sul sito della Farnesina www.viaggiaresicuri.it nelle date comprese tra il 10 novembre e il 30 dicembre 2014.

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