Romania

Bandiera Romania

Capitale Bucarest 
Abitanti 22.215.241
Estensione  Kmq 238.391 
Valuta Leu romeno  RON 4,4828=1€
Fuso orario +1h rispetto all’Italia
Elettricità  230 V, presa C
Lingua Romeno
Aeroporti  Bucarest BUH, OTP BBU, Cluj-Napoca CLJ, Timișoara TSR, Bacău BCM, Sibiu SBZ , Iași IAS, Târgu-Mureș TGM, Constanța CND, Oradea OMR

Città principali

Bucarest (in romeno, Bucuresti), la capitale, ha perso molto del fascino di cui era circondata negli anni Venti quando era denominata “la Parigi dell’Est” o “la piccola Parigi”. Il periodo post-bellico, i terremoti e il recente passato politico del regime Ceausescu, oltre ad aver lasciato una forte impronta, hanno danneggiato molto gli splendidi edifici dei secoli XV-XVII.

La città è situata nella parte sudorientale del Paese, al centro della pianura valacca, ed è attraversata dal fiume Dimbovita, affluente dell’Arges, in parte canalizzato, e da un affluente del Dimbovita, il fiume Ilfov, il cui corso meandriforme si allarga a formare piccoli laghi.

Il centro storico e i grandi viali che lo percorrono sono l’attrattiva principale della città. Vi si trovano la Chiesa della Corte Antica del XVI secolo e palazzi monumentali come l’Atheneul Roman, il Muzeul di Istorie Nazionala, il museo d’arte (Muzeul National de Arta) e il museo del Contadino (Muzeul Taranului Roman). La Chiesa di Fundenii Doamnei (1699) ha le pareti esterne coperte da finissimi stucchi azzurri e oro, con motivi vegetali e geometrici di tipo orientale. Nella parte occidentale di Bucarest si trova il cimitero civile di Ghencea dove sono sepolti il dittatore e la sua famiglia. Nella zona meridionale ha sede l’imponente Palazzo del Popolo che ospita il Parlamento, un edificio che Ceausescu ha voluto secondo per grandezza solo alla Casa Bianca. Da non perdere, nei dintorni, il monastero di Snagov dei primi del 1400.

Brasov sorge nella Transilvania, da 120 km da Bucarest, ai piedi del versante settentrionale dei Carpazi Meridionali, poco a nord del Passo di Predeal (1040 m), sull’unica via di comunicazione fra la Transilvania e la Valacchia. A questa favorevole posizione la città deve il suo rapido sviluppo demografico ed economico: essa è infatti uno dei principali centri industriali e commerciali del Paese. Fondata nel 1211, conserva un bellissimo centro storico medievale con vicoli ricchi di caffè e ristoranti e con la chiesa romanico-gotica di San Bartolomeo (sec. XIV), la Chiesa Nera (1385-1477), il rinascimentale Palazzo dei Mercanti e le rovine della fortezza (sec. XIV-XVI).

La capitale storica della Transilvania, nella Romania nordoccidentale, è Cluj-Napoca, situata in una regione collinare sul fiume Somes Mic, ai piedi dei monti Apuseni. Conserva interessanti edifici antichi, tra cui la chiesa gotica di San Michele, quella riformata fatta erigere da Mattia Corvino (che qui ebbe i natali) e il barocco Palazzo Banffy; la città è un rinomato centro culturale, sede dell’università bilingue (romeno e ungherese) Babes-Bolyai, di musei e di un giardino botanico.

Iasi è la più importante città della Moldavia, posta sul fiume Bahlui, presso il confine con la Repubblica di Moldova. È uno dei principali centri culturali del Paese, sede della più antica università, fondata nel 1860, e di diversi centri di ricerca. Conserva importanti chiese del XVII secolo, tra cui Trei Ierarhi, eretta da maestranze costantinopolitane, con ricca decorazione plastica di tipo orientale sulle facciate, e Cetatuia, la chiesa del monastero di Golia, che nelle strutture dipende dalla tradizione moldava, ma nelle facciate si ispira all’architettura italiana del tempo. Al XIX secolo risalgono il palazzo dei principi regnanti, ora Museo Storico della Moldavia, di stile neoclassico, l’università e il Teatro Nazionale.

Sul fiume Cibin, affluente di destra dell’Olt, sorge Sibiu. Cinta dall’imponente complesso fortificato progettato nel 1699 da Morando Visconti, conserva notevoli monumenti di età medievale e barocca. Nel Palazzo Bruckenthal ha sede l’omonimo museo, che raccoglie importanti dipinti (tele di Tiziano, Cranach, Rubens, Magnasc ecc.), materiale etnografico, archeologico e folkloristico. L’annessa biblioteca conserva fra l’altro preziosi manoscritti, monete e una collezione mineralogica.

Sul fiume Tirnava Mare si trova Sighisoara, che conserva l’aspetto medievale, ancora cinta in parte dalle antiche mura turrite. Il maggior monumento è la Bergkirche, in origine chiesa di tipo basilicale a tre navate (sec. XIV) e trasformata nel 1483 in Hallenkirche: notevoli la decorazione scultorea di stile gotico e i seggi lignei intagliati.

Timisoara, a 70 km dal confine ungherese, è bagnata dal fiume Bega, qui canalizzato e navigabile, che la collega al Tibisco. È uno dei centri più attivi della Romania, in particolare dal punto di vista economico e commerciale. Città antica, fiorì soprattutto sotto i re angioini e divenne poi (sec. XV) un importante caposaldo dell’Ungheria contro gli Ottomani. La caratterizzano piazze eleganti e sontuosi edifici in stile barocco, numerosi giardini, birrerie, caffè e ristoranti. Da visitare le fortificazioni, il Castello di Carlo d’Angiò (sec. XIII, con trasformazioni successive), il Duomo settecentesco, il Municipio e le chiese serba e romena. Da Timisoara, nel 1989, ebbe inizio la famosa rivolta che portò alla caduta di Ceausescu.

Luoghi di interesse

Il delta del Danubio si sviluppa su un’area di circa 5600 kmq (4340 kmq in Romania e il resto in Ucraina), dividendosi in tre bracci principali, quello di Chilia a nord, di Sulina al centro e di San Giorgio (Sfintu Gheorghe) a sud e costituisce una zona di grande richiamo, in particolare per gli appassionati di bird-watching. Il panorama è quello di un paradiso naturale, punteggiato di pellicani e uccelli acquatici, caratterizzato da paludi, rivoli d’acqua e dune di sabbia e popolato da una cinquantina di villaggi sparsi, abitati prevalentemente da pescatori e il più delle volte raggiungibili unicamente in kayak.

Essendo zona protetta, per visitarla è necessario un apposito permesso da richiedere alle agenzie turistiche della vicina cittadina di Tulcea.

I castelli feudali costituiscono una delle principali attrattive del Paese, soprattutto il Bran, leggendaria residenza del Principe Dracula, il Castello dei Corvini a Hunedoara (fondato come castro reale nella seconda metà del Trecento, ma trasformato in un grandioso castello gotico di ispirazione francese) e l’imponente Castello di Suceava, costruito negli ultimi anni del XIV secolo.

I monasteri della Bucovina, nel Nord-est del Paese, sono famosi in tutto il mondo per i bellissimi affreschi del XV secolo: sulle facciate esterne delle chiese, che sorgono al centro dei cortili dei monasteri con i loro alti tetti a falde e gli interni bui (è bene munirsi di torce elettriche), sono dipinti in colori vivaci soggetti biblici, in sequenza quasi come fumetti. Per visitare l’intera regione occorrono almeno tre giorni di viaggio; altrimenti ci si può soffermare nei cinque monasteri meglio conservati: Humor, Voronet (la “Cappella Sistina dell’Est”), Sucevita (posto in una verde vallata e il più ricco di tutti, con migliaia di soggetti affrescati), Moldovita (che, oltre agli affreschi dai vivaci colori rosso, blu, giallo e marrone, conserva la sedia del principe Petru Rares, figlio di Stefano il Grande) e Arbore.

Musei del folclore testimoniano il tenace legame dei rumeni con le proprie radici e tradizioni. Il Museo all’aperto della Tecnologia Ruralea Sibiu, quello del Parcul Heràstràu a Bucarest e il Museo Etnologicodi Sighetu Marmatiei nel distretto di Maramures sono tra i più interessanti.

 

L’intero territorio della Romania è posto nella zona temperata, vale a dire nell’area di interferenza delle tre principali varianti del clima temperato europeo: la variante atlantica, che si fa sentire al centro e nella parte occidentale del paese, quella mediterranea a sud e quella continentale a est. Un clima pertanto complesso, sul quale influiscono anche il rilievo e la sua disposizione, nonché i venti di provenienza orientale (crivǎtz) e quelli provenienti da ovest e sudovest (austru). Le escursioni termiche sono rilevanti, dell’ordine di 22-25 °C e sono maggiori nelle pianure che sulle montagne: nelle pianure pericarpatiche agli alti valori dell’estate (punte superiori ai 35 °C) si alternano infatti minimi assoluti di −35 °C in inverno. Le medie di gennaio sono ovunque al di sotto dello zero. Va anche sottolineata la tendenza delle temperature nei due mesi estremi ad accentuare i loro valori procedendo da ovest verso est. Si deve poi aggiungere la frequenza delle inversioni termiche dovute alla caratteristica morfologica delle valli dal fondo incassato tra zone culminanti arrotondate. La piovosità non è abbondante: massima nelle aree collinose subcarpatiche (700-900 mm all’anno) e soprattutto nelle Alpi Transilvane occidentali con 1400-1500 mm; nella Moldavia e nella Valacchia si scende a meno di 600 mm e a minimi notevolmente più bassi in Dobrugia. Date le basse temperature, le precipitazioni invernali assumono carattere nevoso, specie sui Carpazi.

Passaporto o carta d’identità valida per l’espatrio in corso di validità. Per permanenze superiori ai 90 giorni è necessario richiedere il permesso di soggiorno all’Autorità per Stranieri.

Nessuna.

Patente italiana. Sufficiente l’assicurazione italiana. Si ricorda a chi guida all’estero un’auto non propria che è consigliabile avere una delega a condurre del proprietario con firma autenticata.

L’antica Romania fu abitata da tribù tracie. Nel I secolo a.C. la Grecia vi fondò lo stato della Dacia per contrastare la minaccia di Roma. La Dacia, poi, si arrese a Roma nel 106 d.C., diventando una provincia dell’Impero romano. Trovandosi a fronteggiare gli attacchi dei goti, nel 271 l’imperatore Aureliano decise di ritirare le legioni romane a sud del Danubio, ma gli abitanti orami romanizzati della Valacchia rimasero in Dacia, formando il popolo rumeno. Intorno al X secolo sorsero alcuni piccoli stati rumeni il cui consolidamento portò alla formazione dei principati della Moldavia, della Valacchia e della Transilvania. Fin dal X secolo i magiari iniziarono a diffondersi all’interno della Transilvania che intorno al XIII secolo divenne un principato autonomo sotto la corona ungherese. Nel XIV secolo le forze ungheresi provarono, senza riuscirvi, a impadronirsi della Valacchia e della Moldavia. Nel corso dei secoli XIV e XV la Valacchia e la Moldavia opposero una tenace resistenza nei confronti dell’espansione dell’Impero ottomano. Durante questa guerra, il principe di Valacchia Vlad Tepes (conosciuto come ‘l’Impalatore’, perché raramente pranzava senza un turco che si contorceva impalato di fronte a lui) divenne un eroe leggendario; più tardi la sua figura fu associata al personaggio di Dracula. La Transilvania cadde sotto il controllo ottomano nel XVI secolo e, in conseguenza di ciò, la Valacchia e la Moldavia dovettero pagare un tributo ai turchi per poter conservare la propria autonomia. Nel 1600 i tre stati rumeni si unirono, per un breve periodo, sotto Michele il Bravo, principe di Valacchia, che aveva congiunto le proprie forze con quelle dei potenti principi della Moldavia e della Transilvania per combattere i turchi. L’unità durò però solamente un anno; il principe venne infatti sconfitto dall’azione congiunta di un esercito asburgo-transilvanico, quindi catturato e decapitato. La Transilvania cadde allora sotto il dominio asburgico, mentre la sovranità turca continuò incontrastata in Valacchia e Moldavia fino al XIX secolo inoltrato. Nel 1775 la parte settentrionale della Moldavia, la Bucovina, venne annessa dall’Austria-Ungheria. A ciò seguì la perdita, nel 1812, del territorio orientale, la Bessarabia, a favore della Russia. Dopo la guerra russo-turca del 1828-29, il dominio ottomano sui principati terminò definitivamente. Dopo il 1848 la Transilvania passò sotto il diretto governo dell’Impero austro-ungarico, e Budapest la sottopose a una spietata ungarizzazione. Nel 1859 Alexandru Ioan Cuza fu eletto principe della Moldavia e della Valacchia, creando uno stato nazionale che nel 1862 prese il nome di Romania. Carlo I gli succedette nel 1866 e nel 1877 la Dobrugia divenne parte del nuovo stato. Nel 1881 la Romania assunse la dignità di regno, con Carlo I come re. Quando morì, agli inizi della prima guerra mondiale, gli successe il nipote Ferdinando I che, nel 1916, entrò in guerra a fianco della Triplice Intesa. Il suo obiettivo era liberare la Transilvania dalla dominazione austro-ungarica. Nel 1918 la Bessarabia, la Bucovina e la Transilvania entrarono a far parte della Romania. Dopo la prima guerra mondiale emersero in Romania numerosi partiti politici, tra i quali la Legione dell’Arcangelo Michele, meglio nota come la Guardia di Ferro, di ispirazione fascista. Guidato da Corneliu Codreanu, questo partito dominò la scena politica dal 1935. Carlo II, che successe al padre Ferdinando I sul trono della Romania, impose nel 1938 una dittatura reale e sciolse tutti i partiti politici. Nel 1939 mise alle strette la Guardia di Ferro (che precedentemente aveva attivamente sostenuto) e Codreanu e altri legionari vennero assassinati. Nel 1940 la Russia occupò la Bessarabia, e la Romania venne costretta da Germania e Italia a cedere la parte settentrionale della Transilvania all’Ungheria. La Dobrugia meridionale venne poi ceduta alla Bulgaria. Queste cessioni suscitarono una protesta generale, e il re chiamò in aiuto il Generale Ion Antonescu per placare questa crescente isteria di massa. Antonescu costrinse il re ad abdicare in favore del figlio diciannovenne, Michele, e quindi impose una dittatura fascista con egli stesso come conducador (duce). Nel 1941 si unì alla guerra antisovietica di Hitler. Nel 1944, con l’Unione Sovietica sempre più vicina alle sue frontiere, la Romania cambiò schieramento all’ultimo momento. Il ritorno della Transilvania alla Romania, architettato dall’Unione Sovietica, aiutò i comunisti, sostenuti da Mosca, a vincere le elezioni del 1946. Un anno più tardi re Michele fu costretto ad abdicare e venne proclamata la Repubblica Popolare Rumena. Seguì un periodo di terrore, durante il quale tutti i leader ante guerra, gli intellettuali di spicco e i sospetti dissidenti vennero imprigionati in duri campi di lavoro. Sul finire degli ultimi anni ’50 la Romania iniziò a prendere le distanze da Mosca e a portare avanti una politica estera indipendente, sotto la guida di Gheorghiu-Dej (1952-65) prima e di Nicolae Ceausescu (1965-1989) poi. Ceausescu condannò l’intervento sovietico del 1968 in Cecoslovacchia, guadagnandosi le lodi e gli aiuti economici dell’occidente. Se in politica estera si dimostrò molto abile, in politica interna fu assolutamente incapace e megalomane. Quasi tutti i suoi grandiosi progetti (la costruzione del canale Danubio-Mar Nero, l’immensa Casa del Popolo a Bucarest) si dimostrarono un fallimento clamoroso. La Securitate (la sua polizia segreta) pose sotto controllo la popolazione, reclutando una vasta rete di informatori. L’avvento di Mikhail Gorbaciov, nel 1985, portò gli Stati Uniti a non aver più bisogno della Romania e a privarla dello status di ‘nazione privilegiata’. Per far fronte al crescente debito estero del paese, Ceausescu decise di esportare prodotti alimentari. Mentre Ceausescu e sua moglie Elena (suo primo ministro delegato) vivevano nel lusso, il popolo lottava per sopravvivere; pane, uova, farina, olio, sale, zucchero, carne e patate vennero infatti razionati; verso la metà degli anni ’80 la carne era un bene introvabile. Nel 1987 vennero soffocate a Brasov alcune manifestazioni di protesta. Il 15 dicembre del 1989, mentre i regimi comunisti uno dopo l’altro collassavano nell’Europa dell’est, Padre Laszlo Tokes parlò contro Ceausescu dalla sua chiesa di Timisoara. Quella sera una gran folla si radunò fuori della sua abitazione per protestare contro la decisione della Chiesa Riformata di Romania di rimuovere il sacerdote dal suo incarico. Gli scontri tra i dimostranti e la Securitate proseguirono per i successivi quattro giorni. Il 19 dicembre l’esercito aderì alla protesta. Il 21 dicembre gli operai di Bucarest fischiarono Ceausescu durante un raduno di massa; iniziarono così gli scontri per le strade della capitale tra le truppe armate, la Securitate e la popolazione. Il giorno seguente i coniugi Ceausescu cercarono di fuggire dalla Romania, ma vennero arrestati, giudicati da una corte improvvisata e giustiziati da un plotone di esecuzione il giorno di Natale. Si pensa che i membri del Fronte per la Salvezza Nazionale, che prese il controllo della Romania dopo la morte di Ceausescu, avessero cospirato mesi per rovesciarlo, ossia ben prima che le dimostrazioni del dicembre 1989 li forzassero ad agire più in fretta. Nel 1990 venne eletto un governo di garanzia, guidato da Ion Iliescu. Le manifestazioni studentesche di protesta contro i suoi dirigenti ex-comunisti vennero soffocate quando 20.000 minatori del carbone, provenienti dalla Valle di Jiu, vennero portati a Bucarest per inscenare una contro manifestazione. I minatori vennero portati a Bucarest ancora un anno dopo per forzare le dimissioni del primo ministro riformista Petre Roman. Iliescu e il Fronte per la Salvezza Nazionale vennero rieletti nel 1992 ma la incontrollata inflazione, la disoccupazione, le prove della corruzione del governo fecero sì che nel 1996 Iliescu perdesse le elezioni a favore di Emil Constantinescu, capo della riformista Convenzione Democratica della Romania. Il ballottaggio per le elezioni presidenziali rumene del dicembre 2000 ha portato alla reintegrazione di Iliescu alla presidenza. I rumeni hanno evidentemente considerato quest’ultimo il male minore, essendo il rivale di Iliescu Corneliu Vadim Tudor, esponente del partito della destra nazionalista. Continuano le discriminazioni nei confronti dei magiari e dei gitani, alimentata dai partiti ultra-nazionalisti. L’inefficienza del governo ha provocato un clima di disaffezione e si teme che le contestazioni degli operai e dei minatori, sostenuti dagli studenti, si ripetano con i picchi già raggiunti nel 1997 e nel 1999. All’apertura del vertice della NATO a Praga, il 21 novembre 2002, i leader dei diciannove paesi membri hanno formalmente invitato a entrare, entro il 2004, nell’Alleanza Atlantica sette paesi che in passato appartennero alla cosiddetta ‘cortina di ferro’: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica slovacca, Romania, Slovenia. Con la firma della «Carta di partenariato dell’Adriatico», siglata dal segretario di stato americano Colin Powell a Tirana il 2 maggio 2003, si è concluso il negoziato tra Washington e le tre nazioni balcaniche rimaste escluse dall’allargamento della NATO, definito a Praga. La «Carta» accompagnerà Albania, Macedonia e Croazia verso l’ammissione a pieno titolo nell’Alleanza Atlantica. Mancano ancora all’appello Serbia, Bosnia e Montenegro ma gli USA hanno già espresso la loro disponibilità ad accoglierli nel partenariato. Attualmente sono proprio i paesi dell’Est quelli più solidali nell’appoggiare gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo globale. Dopo la Romania, infatti, l’Albania ha sottoscritto un’intesa bilaterale che esenta il personale militare americano dalla nuova Corte Penale Internazionale. Nel gennaio 2005, si sono tenute in Romania le elezioni parlamentari e presidenziali. I sondaggi davano per favorito Adrian Nastase, ma il ballottaggio del 12 dicembre ha assegnato la vittoria a Traian Basescu, già sindaco di Bucarest. La coalizione di governo è guidata da Calin Tariceanu, che ha annunciato come obiettivi principali del suo governo la riduzione della corruzione e la conclusione dell’iter legislativo necessario a condurre la Romania all’ingresso nell’Unione Europea. Il processo di integrazione nell’UE si è concluso positivamente e l’ingresso della Romania nell’Unione è avvenuto come previsto il 1° gennaio 2007.

Le informazioni ivi contenute hanno puro carattere informativo, non si risponde di eventuali inesattezze e si invita a consultare gli aggiornamenti tramite le competenti autorità. Queste informazioni sono state realizzate attingendo: alla pagina dei tassi di cambio giornalieri comunicati dalla Banca d’Italia alla data del 31 dicembre 2014 per la valuta;  agli standard elettrici nel mondo pubblicati su Wikipedia per elettricità e prese;  alle informazioni inerenti capitale, abitanti, estensione, fuso orario, lingua,  documenti d’accesso, indicazioni sanitarie, patente automezzi, indicazioni speciali, contenute sul sito della Farnesina www.viaggiaresicuri.it nelle date comprese tra il 10 novembre e il 30 dicembre 2014.

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