Kosovo

Bandiera Kosovo

Capitale Pristina
Abitanti 2.000.000
Estensione  Kmq 10.887 
Valuta Euro EUR e dinaro serbo RSD (nelle aree ad etnia serba, soprattutto nel nord del Paese) 121,122=1€
Fuso orario Nessuna differenza con l’Italia
Elettricità  220 V, presa CF
Lingua Albanese, serbo
Aeroporti  Pristina

In Kosovo potrete visitare le città di Pristina e Prizren, dove i monasteri e le moschee sono l’orgoglio del paese. Scalerete il monte Ljuboten o approfitterete della cascata Mirusha. Gusterete una cucina che ricorda la dolcezza e le spezie del sud. Per gli amanti della festa, il Kosovo è il paese ideale, con i suoi bar, i club e caffetterie, frequentati generalmente da una popolazione giovane. I monumenti del Kosovo godono di una fortissima eredità serba e turca. I curiosi e appassionati di storia saranno accontentati, sono infatti presenti un centinaio di edifici d’architettura ortodossa a Prizren e nei quattro angoli del paese. Altri monumenti riflettono la cultura orientale, in particolar modo la Moschea Imperiale di Pristina.

Il monastero di Gračanica Questo monastero ortodosso, classificato nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, contiene una collezione considerevole di icone di Cristo misericordioso. E’ situato nella città di Gračanica, nei pressi di Pristina.

La Moschea Imperiale, costruita a Pristina sotto l’impulso del Sultano Mehmet Fatiha, esprime alla perfezione l’influenza orientale presente nel Kosovo, grazie alle sue tre cupole e al suo minareto. Eretta cinque secoli fa, la Moschea Imperiale è considerata un “monumento culturale d’importanza eccezionale” per la popolazione.

Il monastero di Bogorodica Ljeviska, edificio ortodosso comunemente chiamato “la cattedrale di Nostra Signora di Ljeviš” si trova a Prizren, a sud del Kosovo. Costruito nel XII secolo è stato trasformato in moschea sotto l’Impero ottomano chiudi ripristinato come monastero nel XX secolo.

Il Patriarcato di Peć si trova a est del Kosovo, nelle gole del canyon Rugova. Questo edificio religioso è classificato patrimonio mondiale dell’UNESCO. E’ formato da un insieme di chiese e serve da mausoleo agli arcivescovi. E’ il centro culturale della Chiesa ortodossa serba.

I paesaggi del Kosovo sono famosi per il loro splendore. La catena montuosa, il Monte ?ar, attraversa la parte orientale del paese ospita grotte e cascate impressionanti.

La cascata di Mirusha si trova sulla Mirusha, un affluente del fiume Drin Blanc, a est del Kosovo. Questo fiume ha scavato un canyon di 15 metri nonché una decina di piccoli laghi che si riversano uno negli altri creando una seria di magnifiche cascate.

Le grotte Shpella si trovano nel piccolo villaggio di Gadimes, a sud di Pristina. Queste grotte sono state scoperte negli anni 60′ ed esistono da oltre 20 milioni di anni. L’insieme, composto da numerose stalattiti, comprende due livelli di notevole bellezza. Le grotte Shpella possiedono anche un loro sotterraneo.

Il Monte Ljuboten è una cima che si trova alla frontiera tra il Kosovo e la Macedonia. Gli alpinisti vengono da tutta Europa per scalare il monte Ljuboten, in quanto si tratta di un eccellente percorso di escursionismo nel quale la natura è intatta.

Visoki Dečani:(in serbo: Манастир Високи Дечани) è un grande monastero della Chiesa Ortodossa Serba in Kosovo, a 12 chilometri a sud della città di Peć. Il suo catholicon è la più grande chiesa medievale dei Balcani e contiene il più grande affresco bizantino che si sia conservato fino a noi. Il monastero venne fondato in un castagneto dal re serbo Stefano Dečanski nel 1327. Il suo atto di fondazione ufficiale risale al 1330. L’anno successivo il re morì e venne sepolto nel monastero, che quindi divenne il suo santuario, infatti l’epiteto”Dečanski” deriva direttamente dal monastero che egli fondò. La costruzione venne proseguita da suo figlio Stefano Dušanfino al 1335, ma la decorazione parietale non venne ultimata fino al 1350. Il catholicon, dedicato a Cristo Pantocratore e costruito con blocchi di marmo rosso-violaceo, giallo e onice, fu eretta da mastri costruttori sotto la guida del frate francescano Vito da Cattaro. Si distingue dalle altre chiese serbe contemporanee per le sue dimensioni imponenti e il suo aspetto tipicamente romanico. I suoi famosi affreschi comprendono un migliaio circa di ritratti e ripercorrono tutti gli episodi principali del Nuovo Testamento. Il catholicon contiene l’iconostasi lignea originale del XIV secolo, il trono dell’egumeno e il sarcofago scolpito di re Stefano. Nel 2004 il monastero entrò a far parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Oggi giorno il monastero è sotto la protezione delle Nazioni Unite e della KFOR.

Il clima del Kosovo è prevalentemente continentale, essendo la regione limitata a sud dalle catene montuose delle Alpi albanesi settentrionali, e ad ovest dai Monti Mokra Gora. Pertanto la presenza di queste due catene limita il transito sull’area dei sistemi meteorologici (perturbazioni) mediterranei, mantenendo il contenuto in umidità relativa piuttosto basso. Il Kosovo ha estati calde, con temperature oscillanti da 25 °C a 35 °C, e inverni freddi, da −5 °C a +5 °C. Nelle principali città del Kosovo le temperature medie giornaliere oscillano tra −3 °C e +3 °C d’inverno. La temperatura più bassa mai registrata è stata di −25 °C. In estate, la temperatura media massima è di 27 °C, mentre la media minima è di 16 °C. La temperatura più alta registrata è stata di 43 °C. Il vento non assume quasi mai valori di intensità notevole: la zona è caratterizzata da venti deboli di direzione variabile. Le precipitazioni medie annuali variano tra 920 mm all’anno nell’area più occidentale e 610 mm all’anno in quella più orientale. I mesi più piovosi sono ottobre e dicembre, entrambi con circa 110 mm di precipitazione; invece i mesi meno piovosi sono luglio e agosto con circa 45 mm. I giorni di precipitazioni nevose sono mediamente 5 per ogni mese tra dicembre e marzo.

Passaporto con validità residua di almeno 6 mesi alla data di arrivo (e comunque superiore alla data di fine del soggiorno, se questo si prolunga oltre i 6 mesi di permanenza).

All’arrivo nel Paese viene apposto un timbro che consentirà l’ingresso e la permanenza in Kosovo per un periodo di 90 giorni. I viaggiatori che transitino in Kosovo e desiderino in futuro recarsi nella Repubblica di Serbia, dovrebbero prestare particolare attenzione affinché il personale di frontiera kosovaro non apponga sui propri passaporti il timbro recante la dicitura “Repubblica di Kosovo”, in quanto tale timbro potrebbe generare problemi per un eventuale ingresso in Serbia anche a distanza di tempo. Il personale di frontiera kosovaro è istruito, su richiesta del viaggiatore, a non apporre il timbro sul passaporto, o quantomeno ad apporlo, all’ingresso in Kosovo, su separato foglio di carta che il viaggiatore dovrà poi esibire assieme al passaporto all’atto dell’uscita dal territorio kosovaro.

Chi arriva direttamente in Kosovo non può poi entrare in Serbia direttamente; resta la necessità di uscire dal Kosovo attraverso un altro Paese confinante per poi poter accedere in Serbia.

Valutare vaccinazione contro il tetano, il tifo, la difterite, l’epatite A e B, nonché quella contro la meningo-encefalite da puntura di zecca.

Riconosciuta la patente italiana. La Carta Verde internazionale continua a non avere validità nel Paese; sono le Autorità doganali della Repubblica del Kosovo a provvedere al rilascio di un’assicurazione di frontiera. Si segnala inoltre che le vetture con targa straniera possono rimanere fino ad un massimo di tre mesi sul territorio del Kosovo.

In età medievale il Kosovo fu il cuore dello Stato serbo dei Nemanja e dell’impero di Stefano Dušan. Conquistato dai Turchi ottomani (1389), acquisì valore simbolico nella tradizione culturale dei Serbi e di altri popoli balcanici e fu oggetto di una letteratura eroica, la cui riscoperta nel 19° sec. alimentò lo sviluppo dei movimenti nazionali slavo-meridionali; a questa tradizione si riferirono gli autori dell’attentato contro Francesco Ferdinando d’Asburgo (1914). Nel corso dei secoli, d’altra parte, la composizione demografica del Kosovo era mutata a favore degli Albanesi e nel 1878 si sviluppò qui il primo embrione del movimento nazionale albanese con la costituzione della Lega di Prizren. Dopo la prima guerra balcanica (1912), il Kosovo fu annesso alla Serbia; nel 1918 entrò a far parte della Iugoslavia e nel 1941 fu unito all’Albania sotto l’egida italiana. La vittoria di Tito in Iugoslavia sanzionò il ritorno del Kosovo alla Serbia, con lo status di regione autonoma. Tito, il quale, in un’ottica di equilibri e mediazioni, riteneva che nel quadro della nuova Iugoslavia comunista non si dovesse esaltare in nessun caso alcun primato nazionale serbo, non fu indifferente alle richieste di autonomia da parte degli albanesi del Kosovo. Nel 1974 concesse al Kosovo una nuova Costituzione che riconosceva alla provincia il carattere di ‘elemento costitutivo della Federazione’, la legittimità di un autonomo governo locale e l’istituzione della bandiera. La Costituzione del 1974 alimentò però il malcontento della minoranza serba. I contrasti fra i due gruppi etnici e lo sviluppo del nazionalismo serbo crebbero nel corso degli anni 1980. Alla fine del 1987, con la presa del potere in Serbia da parte di S. Milošević, le tensioni in Kosovo aumentarono ulteriormente. La nuova Costituzione adottata dalla Serbia nel 1989 ridusse fortemente l’autonomia del Kosovo e iniziò una forte campagna di serbizzazione di tutte le istituzioni kosovare. In risposta, nel 1991 si costituì in Kosovo uno Stato albanese parallelo, guidato da I. Rugova, presidente della Lega democratica del Kosovo (LDK) e, dopo un referendum, venne proclamata la Repubblica del Kosovo, riconosciuta solo da Tirana. Nel 1995, mentre la comunità internazionale sembrava non comprendere i pericoli della difficile convivenza fra i due Stati, le forze kosovare si disunivano e, in contestazione alla resistenza non-violenta di Rugova, prese vita un movimento sul modello dell’intifāḍa palestinese, responsabile di numerosi attentati nel 1996-97 e dal quale nacque l’Esercito di liberazione del Kosovo (UÇK). Alla fine del 1997 alcune zone rurali del Kosovo erano sotto il controllo dei separatisti dell’UÇK; per combatterli Milošević autorizzò una feroce campagna repressiva, con stragi e deportazioni compiute dalle milizie serbe e da truppe paramilitari. Il fallimento di ogni accordo fra le opposte parti e del negoziato convocato dai Francesi a Rambouillet, determinò l’inizio dell’attacco NATO contro la Iugoslavia che, iniziato nel marzo 1999, si concluse a giugno, quando Belgrado accettò il piano di pace proposto dai paesi del G8 (con l’invio di truppe NATO). La risoluzione 1244 dell’ONU pose il Kosovo sotto il controllo provvisorio di un organismo internazionale – l’UNMIK (United Nations Interim Administration Mission in Kosovo) – mentre, riguardo allo statuto della provincia, ne auspicava l’autonomia pur ribadendo la sovranità della Serbia. Il ritardo con cui l’UNMIK divenne realmente operativa non contribuì a riportare stabilità nella vita civile; ne fu favorita, al contrario, la criminalità organizzata che, nel vuoto politico e giuridico venutosi a creare, poté intensificare e ramificare le sue attività (traffico di armi, di droga e di esseri umani). La smilitarizzazione dell’ UÇK e la sua trasformazione in un corpo civile non servì a eliminare le frange estremistiche militarizzate albanesi, i cui membri si andarono presto organizzando in nuove formazioni armate. Le forze di sicurezza internazionali non riuscirono a sedare i conflitti interetnici, riaccesisi immediatamente, e le vendette perpetrate dagli Albanesi, principalmente ai danni dei Serbi, ma anche dei Rom e di altre minoranze. Anche la tensione tra le forze militari internazionali e le comunità locali culminò in diversi episodi di violenza. Nei primi mesi del 2000 fu costituito il Consiglio amministrativo provvisorio del Kosovo, composto dai principali partiti politici della provincia. Alle elezioni comunali per il rinnovo di 30 Consigli municipali la LDK di Rugova ottenne il 58% dei voti, seguita con il 27% dal Partito democratico del Kosovo (PDK) di H. Thaçi, ex comandante dell’UÇK. La LDK risultò il partito più forte anche alle prime elezioni legislative (novembre 2001). Nel gennaio 2002 Rugova fu rieletto presidente. Il nuovo assetto federale della Iugoslavia, ridenominata Repubblica federale di Serbia e Montenegro (2003), lasciò inalterato lo statuto del Kosovo, riaccendendo le rivendicazioni di indipendenza da parte degli Albanesi. Le tensioni interetniche, mai sopite, tornarono a salire sfociando nei violenti scontri di Mitrovica (marzo). Dopo le elezioni legislative del 2004, nuovamente vinte dalla LDK, fu formato un governo di coalizione con primo ministro R. Haradinaj, anch’egli ex membro dell’UÇK che poi, rinviato a giudizio dal Tribunale dell’Aia, si dimise (2005), sostituito da B. Kosumi (fino al marzo 2006) e da A. Çeku. Dopo la morte di Rugova (2006) fu eletto presidente F. Sejdiu, della LDK. Le elezioni del 2007 hanno visto per la prima volta la LDK superata dal PDK di Thac̦i, che è divenuto primo ministro, riconfermato alle consultazioni del dicembre 2010 e a quelle anticipate tenutesi nel giugno 2014. Nel 2011 è stata eletta presidente A. Jahjaga, sostenuta sia dalla LDK che dal PDK. Intanto i negoziati sotto l’egida dell’ONU per la definizione dello status del Kosovo avevano continuato a vedere le due parti arroccate sulle rispettive posizioni: la richiesta di indipendenza da parte albanese non veniva accolta dai Serbi, disposti a concedere soltanto uno statuto di autonomia. In tale situazione di stallo il 17 febbraio 2008 il Parlamento del Kosovo ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza del paese, e nel giugno dello stesso anno è entrata in vigore la costituzione, ispirata alla proposta del mediatore M. Ahtisaari. Nonostante il Kosovo sia stato riconosciuto da 74 stati nel mondo, tra cui l’86% dei membri della Nato e l’81% di quelli dell’Eu, permangono l’opposizione di alcune grandi potenze (Russia, Cina, India, Brasile) e la titubanza di alcuni stati europei (Spagna, Cipro, Grecia, Slovacchia e Romania).

Sconsigliati: l’estrema zona settentrionale del Paese (area di Mitrovica nord e municipalità di Zubin Potok, Zvecan e Leposavic), oppure utilizzare i valichi di frontiera con la Serbia. Nelle aree periferiche (soprattutto montane e boschive) è ancora possibile la presenza di ordigni inesplosi e mine antiuomo.

Le informazioni ivi contenute hanno puro carattere informativo, non si risponde di eventuali inesattezze e si invita a consultare gli aggiornamenti tramite le competenti autorità. Queste informazioni sono state realizzate attingendo: alla pagina dei tassi di cambio giornalieri comunicati dalla Banca d’Italia alla data del 31 dicembre 2014 per la valuta;  agli standard elettrici nel mondo pubblicati su Wikipedia per elettricità e prese;  alle informazioni inerenti capitale, abitanti, estensione, fuso orario, lingua,  documenti d’accesso, indicazioni sanitarie, patente automezzi, indicazioni speciali, contenute sul sito della Farnesina www.viaggiaresicuri.it nelle date comprese tra il 10 novembre e il 30 dicembre 2014.

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