Repubblica Dominicana

Bandiera  Repubblica Dominicana

Capitale Santo Domingo
Abitanti 9.927.320
Estensione  Kmq 48.730 
Valuta  Peso dominicano    DOP 53,6672=1€
Fuso orario -5h, -6h se ora legale in Italia
Elettricità  110 V, presa AB
Lingua Spagnolo
Aeroporti  Santo Domingo SDQ JBQ, Punta Cana PUJ, Santiago de los Caballeros STI, Puerto Plata POP, La Romana LRM, Samaná AZS, Barahona BRX

 

Città principali

Santo Domingo (ufficialmente Santo Domingo de Guzmàn), la capitale della Repubblica, sorge sulla costa meridionale dell’isola di Hispaniola, alla foce del fiume Ozama nel Mare delle Antille; situata allo sbocco di una vasta regione agricola coltivata prevalentemente a canna da zucchero, cacao, tabacco e banani, è dotata di un attivo porto ed è sede di molti impianti industriali. Il suo centro storico, edificato ai tempi di Cristoforo e Bartolomeo Colombo, è il più antico esempio di città coloniale di tutto il continente, progettato su pianta rettangolare, secondo il modello andaluso, che fu poi seguito da tutte le altre città coloniali spagnole. La prima strada europea d’America fu Calle de Las Damas, ancora oggi acciottolata e fiancheggiata, su entrambi i lati, da edifici storici. Qui si trova la più antica fortificazione cittadina, la Fortaleza Ozama, dalla cui Torre del Homenaje si può spingere lo sguardo oltre il Rio Ozama; poco lontano, la Casa Rodrigo de Bastidas, un tempo dimora di una ricchissima famiglia spagnola e oggi aperta al pubblico. Le Casas Reales, due palazzi in cui i governatori e i viceré tenevano udienza, e l’Alcazar de Colon, la residenza dei viceré, meritano certo una visita; al loro interno oggetti d’arredamento e monili sono evidente testimonianza dello sfarzoso gusto dell’epoca. Poco lontano si trovano il Parque de Colon, principale punto di ritrovo della città, e Santa Maria La Menor, la più antica chiesa del Nuovo Mondo. El Conde è la principale via commerciale di Santo Domingo, a sud della quale sorgono la Casa de Tostado, con il Museo della Famiglia Dominicana, l’antica chiesa del Convento di Santa Clara, Plaza Bartolomé de Las Casas, la Casa del Tapao e la chiesa Regina Angelorum. Nella parte nuova della città si consiglia una visita alla Plaza de la Cultura, con il teatro e i moderni musei immersi nel verde; al giardino botanico, uno dei più belli dei Carabi, e al Centro de los Herpes, costruito per l’esposizione universale del 1955.

Santiago considerata la seconda città della Repubblica Dominicana, Santiago de los Caballeros (Santiago dei Gentiluomini) è una città dell’interno, centro nevralgico per le aziende agricole circostanti che producono zucchero, caffè soprattutto tabacco. La tranquilla cittadina vanta una delle migliori università del paese, alcuni dei migliori musicisti di merengue perico ripao, la musica tradizionale dominicana e un affascinante carnevale. Di giorno, la vita della città ruota attorno a Parque Duarte, mentre la sera diversi locali offrono spettacoli con musica dal vivo.

Puerto Plata (ufficialmente San Felipe de Puerto Plata), sulla costa settentrionale, venne fondata nel 1946 da Bartolomeo Colombo ai piedi del Pico Isabel, la cima più alta della Cordigliera Settentrionale. L’unica testimonianza delle antiche origini è oggi il vecchio forte sul porto, Fort San Felipe, del 1502. Da visitare il grazioso centro storico vittoriano, incastonato su un dolce rilievo collinare in riva al mare, la Gloriata Siciliana, padiglione del XIX secolo, e il Museo del Ambar, con i preziosi reperti in ambra.

Luoghi di interesse

Punta Cana e Bavaro, sul lembo estremo della costa orientale, sono località sempre presenti nei cataloghi degli operatori turistici: sabbia bianchissima, acque turchesi, folti e ombrosi palmeti incorniciano le moderne strutture dei villaggi turistici. Non lontano, il Parco Nazionale dell’Este, oggi assaltato da un numero tanto alto di turisti da aver perso parte del suo fascino.

Penisola di Samanà Sulla costa settentrionale dell’isola, è davvero un paradiso tropicale e si distingue per il susseguirsi di immense spiagge di sabbia dorata, a volte bianchissima, con acque cristalline e una vegetazione frondosa. Tutta la costa è circondata dalla barriera corallina e costellata di grotte carsiche.

L’area è diventata il punto di riferimento dominicano per un turismo più compatibile con l’ambiente, in parte perché la zona, isolata geograficamente, ha mantenuto intatte tradizioni e risorse naturali, in parte perché le balene megattere ogni anno in febbraio scelgono proprio queste acque per riprodursi, un po’ perché ospita i primi progetti di turismo comunitario, a Salto el Limon e Las Galeras.

 

La Repubblica Dominicana ha un clima essenzialmente tropicale caratterizzato da variazioni locali di temperatura piuttosto che da stagioni vere e proprie. Agosto è un mese caldissimo e afoso, mentre a gennaio il clima è leggermente più gradevole. Sono le piogge e l’umidità che determinano i periodi migliori e quelli da evitare. Piove abbastanza frequentemente tutto l’anno, ma il grosso delle precipitazioni avviene tra luglio e novembre, quando il clima diventa molto afoso in mancanza di vento. Le piogge, sotto forma di acquazzoni violenti e brevi, cadono per lo più nel tardo pomeriggio e lasciano rapidamente spazio al sole, che splende per molte ore al giorno tutto l’anno. Durante questi mesi, una delle zone più soleggiate è Punta Cana, che ha una media di 9 ore di sole al giorno, tra le più alte di tutta l’isola. Le spiagge occidentali sono molto più protette di quelle orientali. La zona più piovosa è la penisola di Samaná, peraltro incantevole per una vegetazione lussureggiante. Proprio qui, nei mesi di gennaio e febbraio, l’80% circa delle megattere esistenti in tutto il mondo si accoppia e dà alla luce i propri piccoli. Le zone montuose dell’interno, sono interessate da precipitazioni particolarmente intense e con un tempo che cambia molto velocemente; la mattina può esserci un bel sole e nel pomeriggio può scatenarsi un furioso temporale. Da giugno fino a fine novembre possono verificarsi uragani. La probabilità che avvengano questi eventi è però modesta e solo una parte del territorio ne viene coinvolta. Più frequenti sono le depressioni tropicali che si manifestano con grandi piogge e venti molto sostenuti. La durata è limitata e dopo un paio di giorni si può tornare alla normale vita di spiaggia. Le temperature nella Repubblica Dominicana sono elevate tutto l’anno, quantomeno in pianura: le massime vanno dai 27/29 gradi in inverno (sempre che si possa parlare di inverno) ai 30/32 in estate, le minime dai 20/21 inverno ai 23/24 in estate. Durante la stagione estiva, da maggio a ottobre, il caldo è afoso, mentre è più piacevole in inverno.

Passaporto con validità residua di minimo 6 mesi dalla data di ingresso nel Paese. Visto d’ingresso non necessario per soggiorni inferiori a 60 giorni. Prima di entrare nella Repubblica Dominicana da uno dei suoi porti o aeroporti, o dalla zona di frontiera, è necessario compilare il modulo di regolamentazione internazionale, che deve essere presentato alle competenti Autorità dell’Ufficio Immigrazione all’arrivo e alla partenza dal Paese.

Bisogna pagare una tassa d’ingresso di 10 USD in valuta americana per l’acquisto di una tessera turistica, e una tassa d’uscita di 20 USD in valuta americana. Tale tassa è talvolta già conteggiata dalle compagnie aeree nel prezzo del biglietto. Un importo addizionale viene applicato in caso di soggiorni oltre i due mesi.

 

Nessuna vaccinazione obbligatoria. Il dengue è presente in forma endemica nella Repubblica Dominicana, così come il colera. Su indicazione dell’Organizzazione Panamericana/Mondiale della Sanità la Repubblica Dominicana ha alzato il livello di prevenzione nelle zone di frontiera e nei porti ed aeroporti per evitare l’ingresso di persone contagiate dal virus dell’ebola. Pertanto la Direzione Generale di Epidemiologia del Ministero della Sanità dominicano, emette regolarmente una lista con i paesi ancora a rischio. Le persone che negli ultimi 30 giorni abbiano visitato questi paesi potrebbero non entrare in territorio dominicano o essere oggetto di controlli medici. Si consiglia ai connazionali che avessero visitato paesi a rischio di contattare, prima della partenza, la Rappresentanza Diplomatico-Consolare dominicana in Italia per ogni eventuale indicazione al riguardo.

Patente italiana.

In epoca precoloniale, l’isola di Quisqueya (madre di tutte le terre) o Babeque, poi ribattezzata Hispaniola, era abitata da una popolazione chiamata Taino, termine che, nella lingua indigena, aveva il significato di “il buono” o “nobile”. Il 5 dicembre 1492 le caravelle di Cristoforo Colombo arrivarono nell’isola, che venne denominata la Española. Colombo vi lasciò un insediamento di 39 marinai, chiamato La Navidad. L’anno successivo, ritornando nel secondo viaggio, lo trovò distrutto e decise di fondare un nuovo insediamento più ad est, nel territorio dell’attuale Repubblica Dominicana, chiamandolo La Isabela, considerato il primo vero insediamento europeo nelle Americhe. L’isola divenne una colonia spagnola. Dei primi anni di dominazione spagnola si ricorda lo schema delle fattorie: basato sull’esperienza portoghese nella costa occidentale dell’Africa, consisteva nello sfruttamento del lavoro retribuito degli spagnoli, un regime di schiavitù per le popolazioni native, la vendita degli stessi in Spagna e l’imposizione di un tributo in polvere d’oro o cotone. Lo sfruttamento delle ricchezze naturali e della forza lavoro indigena poteva avvenire solo a favore della corona spagnola e non dei privati. Questo provocò molto malcontento tra gli spagnoli e la morte, spesso per tristezza, dei taino durante il viaggio oceanico. I modi con cui vennero trattati gli indigeni (considerati come la ricompensa per la conquista) provocarono un crollo della loro condizione fisica e della speranza di vita. I taino arrivarono a suicidarsi in massa e a realizzare aborti come unica via di salvezza dalla schiavitù; la popolazione scese dalle circa 400 000 persone calcolate nel 1492 a 60.000 nel 1508. La scarsa manodopera indigena e la concentrazione della stessa in poche famiglie aristocratiche fece sì che i coloni spagnoli emigrassero presso altre terre. Solo con l’introduzione della lavorazione intensiva della canna da zucchero la popolazione incominciò a crescere, e con essa iniziò anche la tratta degli schiavi neri dall’Africa. A metà del secolo XVI si calcola che fossero presenti sull’isola più di 20 000 africani provenienti da tribù differenti, mentre i taino erano praticamente estinti. All’inizio del 1600 per combattere il contrabbando e gli attacchi dei pirati la casa reale spagnola decise di trasferire tutte le persone che vivevano nelle zone ovest e nord-est dell’isola in zone più controllabili e vicine alla capitale, Santo Domingo. Questo provocò un impoverimento generale dell’economia dell’isola e la possibilità per filibustieri e bucanieri di occupare la parte ovest (La Tortuga) come loro principale sede di partenza per gli attacchi alle navi dirette e provenienti dall’Europa. Nel 1791 una ribellione di schiavi guidati da Toussaint Louverture segnò l’indipendenza della colonia francese di Haiti dalla madrepatria e la conseguente unificazione dell’isola per mano degli haitiani. La prima misura che venne presa fu l’abolizione della schiavitù. Nel 1801 Napoleone inviò una gigantesca spedizione per la riconquista di quella che doveva essere il centro del suo impero coloniale, ma ciò non impedì che tre anni più tardi Haiti (la parte occidentale dell’isola) dichiarasse l’indipendenza. I francesi rimasero a controllare i territori a est con capitale Santo Domingo grazie all’appoggio degli ex-coloni spagnoli che rifiutarono la dominazione da parte di ex-schiavi non riconoscendosi come neri, ma come spagnoli mulatti. Dopo un breve ritorno sotto il dominio della Spagna (1808) e un’indipendenza effimera (1821), nel 1822 la Repubblica Dominicana (o Repubblica di Haiti Spagnola, come si chiamò nel 1821) venne invasa da Haiti. Nel periodo successivo (fino al 1844) si registrò l’abolizione della schiavitù, una riforma agraria e la ridistribuzione delle terre, l’istituzione dell’educazione obbligatoria, laica e gratuita e un forte scontro con la chiesa cattolica. La popolazione dominicana mal digerì queste riforme. Nel 1844 un movimento di sollevazione popolare guidato da Juan Pablo Duarte portò all’indipendenza della Repubblica Dominicana sancita da un manifesto che segnava l’uguaglianza di tutti gli uomini, senza discriminazioni. Il nascente stato si dibatteva tra quelli che volevano l’indipendenza assoluta e quelli che preferivano l’opzione di protettorato di una nazione sviluppata. Nel 1860 il presidente dominicano Santana firmò un trattato di riammissione alla Spagna (1861). Tale trattato provocò la sollevazione di alcuni generali e l’inizio di una guerra definita di Restaurazione e conclusa con una nuova indipendenza (1863). A partire dal 1863 è stata retta per alcuni anni da presidenti eletti formalmente in maniera democratica, fra i quali Francisco Gregorio Billini, anche se questi erano probabilmente rappresentativi di una oligarchia. A causa dell’insolvenza nel debito estero verso gli Stati Uniti d’America, ma soprattutto per difendere gli interessi nordamericani legati alle coltivazioni di canna da zucchero, questi ultimi hanno attuato un’occupazione militare dell’isola nel 1916. Nel momento in cui gli Stati Uniti lasciano il paese insediano il dittatore Rafael Leónidas Trujillo con l’incarico di difendere gli interessi economici americani. La dittatura di Trujillo, osteggiata fra gli altri dalla legione caraibica, è durata fino al 1961. Nel 1937 Trujillo, in cerca di popolarità, ordinò l’uccisione di 18.000 haitiani che vivevano nelle zone di frontiera dominicana e fece passare il massacro come una rivolta del popolo dominicano. Da quel momento iniziò una campagna di “dominicanizzazione” della frontiera promuovendo la ripopolazione della zona con famiglie dominicane, a cui si consegnavano terre, e la creazione di nuove province. Trujillo cambiò nome anche a diverse città, tra le quali la capitale stessa, diventata Ciudad Trujillo, e San Cristóbal, ridenominata Ciudad Benemérita. Alla morte del dittatore, ucciso da una congiura il 30 maggio 1961, il suo braccio destro Joaquín Balaguer Ricardo tentò di rimanere al potere, anche con un fallito colpo di Stato, ma cedette alle pressioni internazionali e le prime elezioni libere furono vinte da Juan Bosch Gaviño, fondatore del Partido Revolucionario Dominicano (PRD), cresciuto in esilio durante la dittatura. Le sue posizioni, ritenute politicamente inaccettabili dall’amministrazione statunitense – Juan Bosch chiedeva una riforma agraria e una revisione del sistema economico – hanno portato a una seconda invasione militare (1962-1965, Dottrina Johnson), durante la quale fu praticamente annientata la sinistra dominicana. Dopo il ritiro degli Stati Uniti, nel 1966, venne eletto presidente Joaquin Balaguer. Il primo periodo di governo di Balaguer è durato fino alle elezioni del 1978, che hanno visto l’elezione di Antonio Guzmán Fernández, del Partido Revolucionario Dominicano (PRD) allora all’opposizione. Fu la prima elezione dominicana in cui si effettuò un cambio di governo in modo pacifico. Il mandato si caratterizzò per essere stato uno dei più liberali tra quelli conosciuti dalla Repubblica Dominicana da decenni. Terminò con il suicidio di Guzmán nel 1982 e gli successero due brevi esperienze legate al PRD fino al ritorno di Balaguer nel 1986. Balaguer governò per dieci anni, venendo rieletto in due elezioni, nel 1990 e nel 1994, svoltesi in un clima di violenza e intimidazione verso l’opposizione; dietro la pressione internazionale, Balaguer acconsentì a organizzare nuove elezioni nel 1996 per le quali non si sarebbe candidato.

Le informazioni ivi contenute hanno puro carattere informativo, non si risponde di eventuali inesattezze e si invita a consultare gli aggiornamenti tramite le competenti autorità. Queste informazioni sono state realizzate attingendo: alla pagina dei tassi di cambio giornalieri comunicati dalla Banca d’Italia alla data del 31 dicembre 2014 per la valuta;  agli standard elettrici nel mondo pubblicati su Wikipedia per elettricità e prese;  alle informazioni inerenti capitale, abitanti, estensione, fuso orario, lingua,  documenti d’accesso, indicazioni sanitarie, patente automezzi, indicazioni speciali, contenute sul sito della Farnesina www.viaggiaresicuri.it nelle date comprese tra il 10 novembre e il 30 dicembre 2014.

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