Sudan

Bandiera Sudan

 

Capitale Khartoum
Abitanti 34.400.000
Estensione  Kmq 1.861.484 
Valuta Sterlina sudanese   SDG 7,25085=1€
Fuso orario +2h, +1h se ora legale in Italia
Elettricità  230 V, presa CD
Lingua Arabo
Aeroporti  Porth Sudan PZU, Khartoum KRT

Clima umido e tropicale, con precipitazioni annuali che possono superare i 1000 mm e si concentrano di solito tra aprile e novembre.

PASSAPORTO con validità residua di 6 mesi e visto d’ingresso da richiedere. Sono NECESSARI PERMESSI interni per spostarsi in determinate zone del paese.

Valutare vaccinazioni per epatita A e B, meningite, tifo e malaria.

Presentare alle autorità la patente italiana all’arrivo.

La regione settentrionale del Sudan attuale nell’antichità era conosciuta anche come “regno della Nubia” o regno di Kush, e la sua civiltà fiorì essenzialmente lungo il corso del Nilo, tra la prima e la sesta cataratta. I regni che si susseguirono furono grandemente influenzati dal vicino Egitto faraonico, ed a loro volta vi fecero sentire il loro influsso.

In realtà, infatti, i confini tra gli antichi regni egiziani e sudanesi fluttuarono frequentemente, e una buona parte di quello che ora è il Sudan del Nord era, in antichità, indistinguibile dall’alto Egitto. Viceversa, la Nubia giunse a comprendere Assuan.

In età romana, il Fezzan fu visitato da Giulio Materno, mentre Nerone inviò alcuni centurioni in esplorazione lungo il Nilo, ma questi si fermarono prima di raggiungere il Sudan. Gli esploratori arabi invece vi penetrarono e ne restano le testimonianze di al-Bakri, Idrisi e Ibn Battuta, raccolte da Leone l’Africano, che visitò l’area del Bornu e compendiò le sue ricerche e quelle degli arabi.

Il Cristianesimo fu introdotto nel Sudan nel terzo o nel IV secolo, ma già intorno al 640 fece la sua comparsa l’Islam, proprio quando già tre dei regni che componevano la regione (Nobazia, Makuria, Alodia) erano stati convertiti al cristianesimo. La coesistenza fra le due fedi sarebbe rimasta accettabilmente pacifica sino all’inizio del XIV secolo, anche perché spesso i regni nubiani si trovarono in posizione di forza rispetto ad un Egitto diviso e instabile.

A partire dalla metà del XII secolo il dominio economico nel Sudan feudale fu gradualmente assunto da una classe di mercanti arabi, mentre l’Egitto diventava sempre più aggressivo verso gli impoveriti regni nubiani. Nel 1512 l’Egitto cadde sotto il dominio dell’Impero ottomano e la stessa sorte toccò a Makuria (Nord Sudan) nel 1517. Nel 1504 al regno cristiano di Alodia (Sudan centrale) era succeduto il sultanato islamico di Sennar. In seguito alla campagna d’Egitto di Napoleone (1798-1799), l’Egitto cadde in potere di Mehmet Ali, che lo rese di fatto indipendente dal Sultano di Istanbul.

A partire dal 1820 il Sudan venne a cadere sotto il controllo dell’Egitto, quando il Pascià ottomano Mehmet Ali, wali d’Egitto, inviò un esercito agli ordini di suo figlio Ibrahim Pascià e di Muhammad Bey per occupare il Sudan orientale. La conquista fu completata dal figlio di Ibrāhīm, Isma’il Pascià (poi Isma’il I), con la sottomissione della regione meridionale del paese nel 1839 e nel 1861. Con l’ingresso dei conquistatori, si sviluppò un intenso commercio di schiavi, ma venne anche estesa l’irrigazione e incrementata la produzione di cotone (soprattutto nel nord). Nel 1857 giunsero in Sudan alcuni missionari cattolici fra i quali Daniele Comboni, che vi fondò la comunità missionaria dei Padri Comboniani.

Nel 1879, a seguito del Congresso di Berlino, le grandi potenze europee obbligarono Ismāʿīl I ad abdicare e misero sul trono il figlio Tawfiq Pascià (o Tawfiq I), la cui corruzione e inefficienza provocò nel 1881 una ribellione che richiese l’intervento britannico. L’occupazione britannica di Egitto e Sudan (1882), formalmente per difendere l’autorità del Khedivè, ma in realtà per controllare i due paesi, rafforzò il nazionalismo.

Il leader religioso Muhammad Ahmad ibn Abd Allah (1844-1885), un arabo-sudanese di Dongola autoproclamatosi Mahdi, tentò negli anni ’80 del XIX secolo di unificare le tribù del Sudan centrale e di quello occidentale. Guidò dal 1881 una rivolta nazionalista contro il dominio egiziano, che culminò con la battaglia di El Obeid (1883) e con l’assedio di Khartum (1884), alla fine del quale (12 gennaio 1885) trovò la morte anche il comandante britannico, generale Gordon, e con l’instaurazione di una teocrazia jihadista, mentre le truppe egiziane e britanniche si ritirarono dal Sudan.

La Mahdiyya durò dal 1884 al 1898, imponendo la shari’a (e gli idiosincratici precetti del Mahdi), bruciando ogni testo associato con il vecchio regime, opponendosi al tribalismo e sterminando chiunque non abbracciasse il regime. Benché il Mahdi fosse morto di tifo sei mesi dopo la caduta di Khartum, Abdallahi ibn Muhammad (1846-1899), un arabo-sudanese del Darfur, riuscì a prendere il potere e assunse il titolo di Khalīfa (successore) del Mahdi, continuandone la politica interna ed estera, muovendo senza successo guerra all’Etiopia (1887-1889), all’Egitto (1889), all’Equatoria (Sudan meridionale – Uganda settentrionale) belga (1891) e all’Eritrea italiana (1893); guerre, pestilenze e carestie dimezzarono la popolazione sudanese.

Ufficialmente in nome del Khedivè d’Egitto, ma in pratica per l’Impero britannico (temendo infiltrazioni di Francia e Belgio), dal 1896 al 1898 le forze anglo-egiziane guidate da Lord Kitchener attaccarono lo Stato mahdista, che sopravvisse fin quando l’esercito mahdista non fu sopraffatto nella battaglia di Omdurman (2 settembre 1898) e il successore del Mahdi non fu ucciso nella battaglia di Umm Diwaykarat, nel Kordofan, il 24 novembre 1899).

Nel 1899, l’Impero Britannico impose all’Egitto il “condominio” sul Sudan, che divenne “anglo-egiziano”, e, contro la pluridecennale politica egiziana di unificazione politica dell’intero bacino del Nilo, lo amministrarono come una propria colonia, fino a dividerlo nel 1924 in due parti distinte, il sud cristiano e il nord musulmano. In base ad un trattato, poi ratificato nel 1936, il governatore era nominato dall’Egitto con il consenso britannico, situazione che rimase invariata fino al 1956.

Nel 1903, il governo locale iniziò un’assegnazione di “licenze” ai missionari che richiedevano di poter entrare nel paese, definendo i territori nei quali sarebbe stato loro consentito di insediarsi. La zona settentrionale nubiana (cristiana fino a pochi secoli prima) rimase esclusa da tali assegnazioni e restò prevalentemente musulmana. Tra il 1914 al 1922, l’Egitto, ufficialmente “condomino” del Sudan, fu a sua volta protettorato britannico.

Durante la seconda guerra mondiale, le forze di difesa del Sudan, formate nel 1925, contrastarono le incursioni italiane dall’Etiopia nel 1940 e contribuirono all’invasione e occupazione delle colonie italiane nel 1942.

Nel 1943, allentandosi la pressione britannica a causa del conflitto, sorsero due partiti spontanei di inclinazione nazionalista, il partito Umma e il partito al-Ashiqqāʾ (I Fratelli), quest’ultimo di ispirazione islamica, entrambi principalmente riferentisi al Sudan settentrionale.

Nel 1947 si tenne la conferenza di Giuba con la quale le due parti del paese concordarono per la riunificazione e il Sud venne ammesso alla rappresentatività parlamentare.

Nel 1953 il regime di protettorato fu abolito grazie ad un accordo anglo-egiziano ispirato a principi di autodeterminazione dei popoli. Immediatamente dopo, a novembre, si tennero elezioni generali per il rinnovo dell’Assemblea legislativa dalle quali nel gennaio successivo sortì la legittimazione di Isma’il al-Azhari a capo del governo. Uno dei primi atti fu l’istituzione di un comitato per la sudanizzazione, nel quale però fu notata una sproporzionatamente esigua rappresentanza del Sudan meridionale.

Fin dall’indipendenza dal Regno Unito, proclamata dal Parlamento nel dicembre 1955 ed ottenuta nel 1956, la politica interna è stata dominata da regimi militari che, secondo una visione pressoché unanime degli studiosi, avrebbero favorito governi a orientamento islamico e privilegiato il Sudan settentrionale.

I conflitti interni e la guerra civile, che hanno dominato la scena interna dal 1955 al 1972, e che hanno origine antecedente all’indipendenza, nacquero dal contrasto fra le forze governative settentrionali e le forze Anya Nya che rivendicavano l’autonomia della parte meridionale del paese.

Nel 1957 fu proposta da parte dei nord-sudanesi una costituzione che eleggesse l’Islam religione di Stato e la lingua araba lingua ufficiale dello Stato. L’anno successivo i sud-sudanesi abbandonarono i lavori dell’Assemblea Costituente, una volta compreso che l’ipotesi di una federazione fra nord e sud del paese non sarebbe stata accolta.

L’opera dei missionari stranieri fu interrotta nel 1964 da un imprevisto decreto di espulsione generalizzato; le tensioni crebbero sino a far montare in autunno una ribellione nota come “rivoluzione d’ottobre” e lo stato di agitazione restò gravissimo per lungo tempo. Pochi anni dopo, ormai nel 1969, Ja’far al-Nimeyri avrebbe attuato un colpo di Stato detto “rivoluzione di maggio”, con l’appoggio dei comunisti.

Nel 1972 un accordo di pace firmato ad Addis Abeba garantì al sud una sorta di autonomia tramite la costituzione di un’assemblea regionale con facoltà di elezione del presidente dell’Alto Consiglio Esecutivo (ACE), soggetto però alla conferma da parte del presidente della repubblica. Il primo presidente dell’assemblea regionale del sud fu Abel Alier. Parte dell’accordo prevedeva l’assorbimento delle forze Anya Nya nelle forze governative. L’anno successivo la costituzione del Sudan avrebbe confermato i punti principali dell’accordo.

Il 12 aprile 1978 il governo centrale e le opposizioni, guidate dal Fronte Nazionale, sottoscrissero un accordo congiunto di rappacificazione, ma le tensioni si spostarono su un fronte socio-economico, e l’anno successivo fu caratterizzato da manifestazioni e scioperi, per il miglioramento delle condizioni economiche e per il riconoscimento di diritti fondamentali come la libertà di stampa.

Il trasferimento a nord di milizie ex-Anya Nya, la decisione del presidente Nimeyrī di dividere il governo del sud in tre governi regionali e soprattutto la decisione di introdurre le sanzioni previste dalla Sharīʿa nel codice penale incontrarono l’opposizione degli ufficiali del sud e portarono all’ammutinamento di Bor nel 1983 che diede i natali alla SPLM/A Sudanese People’s Liberation Movement/Army. La guerra civile ricominciò.

Dal 1983 gli effetti delle carestie successive alla guerra hanno provocato oltre 2 milioni di morti e oltre 4 milioni di rifugiati

A causa delle continue lotte politiche e militari, il Sudan è stato sequestrato in un incruento colpo di Stato del colonnello ʿOmar al-Bashīr, nel 1989, che si proclamò presidente del Sudan. La guerra civile si è conclusa con la firma di un accordo globale di pace che ha concesso l’autonomia a quella che allora era la regione meridionale del paese. A seguito di un referendum tenutosi nel gennaio 2011, il Sud Sudan si separò il 9 luglio 2011 con il consenso del Sudan.

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